Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 019

Giuseppe Giusti

Il Gingillino [a cura di Giampiero Giampieri e Luigi Angeli].

ISBN 88-87296-76-6, 2000, pp. 64, formato 140x210 mm., Euro 5,16.

In copertina: Giuseppe Giusti in una foto pubblicata su “Scena illustrata”, anno 65, n. 5, maggio 1950, p. 8.

indice - presentazione - autore - sintesi

5,16

Gingillino è l’ultimo e più ampio dei grandi polimetri giustiani. Cominciato verso la fine del ’44, fu portato a termine negli ultimi mesi del ’45. Diviso in tre parti, oltre il Prologo, è un indagine relativa all’identità personale condotta simultaneamente all’interno e all’esterno di sé, dentro e fuori la propria giurisdizione. E la morsa che attenaglia l’esploratore, l’angoscia che non lo abbandona mai, nasce dalla paura di scoprirsi uno squallido nessuno, una marionetta compromessa (forse, fin dall’inizio, rovinata) dalla bruttezza della coesistenza. Chi aspira alla propria salvezza non può fare a meno di passare attraverso lo spettacolo ripugnante della dannazione: la sua, temuta, e quella degli altri, spesso anche troppo sfacciatamente esibita. Seguendo il suo “uomo della folla”, il Giusti si ritrova nel “lombricaio” degli aspiranti al pubblico impiego. Nel fango di quella fogna sguazzano coloro che, partiti per essere avvocati, si ritrovano poi a fare le spie. Deciso a conoscere fino in fondo dove porti “la scala di vertigine” della degradazione, il poeta scivola in un ambiente che non è arbitrario definire “espressionistico-kafkiano”.

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