Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 115

Costanzo Preve

L’alba del Sessantotto. Una interpretazione filosofica.

ISBN 88-87296-13-8, 1998, pp. 48, formato 140x210 mm., Euro 7 – Collana “Divergenze” [5].

In copertina: Maurits C. Escher, Litografia, 1935.

indice - presentazione - autore - sintesi

7,00

Il Sessantotto è diventato un evento simbolico della storia del Novecento, e per comprenderlo adeguatamente bisogna unirne nel pensiero i suoi due aspetti contraddittori. Da un lato, un estremo tentativo di ringiovanimento delle rivoluzioni anticapitalistiche ottocentesche e novecentesche. Dall’altro, una riuscita modernizzazione del costume e delle forme di dominio sociali, rese più flessibili ed informali. Chi si limita ad evidenziare un solo aspetto del problema non coglie la duplicità del fenomeno.

Come estremo tentativo di ringiovanimento delle rivoluzioni sociali della modernità, il Sessantotto ha dato luogo a filosofie di ottimo livello (da Louis Althusser a György Lukàcs), a pratiche politiche specifiche (dall’antifascismo all’operaismo), ed è stato il momento spartiacque fra la conclusione di un lungo dopoguerra e l’inizio di un’irresistibile mutamento di fase storica. Come momento di modernizzazione capitalistico, il Sessantotto è divenuto un mito di fondazione ideologica di una nuova classe dirigente “flessibile”, allora ancora indistinguibile.

L’interpretazione proposta è quella del Sessantotto come passaggio (cioè come condensazione temporale esemplare) di un processo di modernizzazione capitalistica che ha assunto la forma di una rivolta antiborghese, sulla base di una falsa coscienza necessaria basata su di una ideologia del ritorno alle sorgenti rivoluzionarie originali dell’utopia comunista. Il Sessantotto non fu dunque un “gioco”, ma un evento legittimo e per molti aspetti tragico della storia del Novecento.

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