Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Ebook 1028

Eric Weil

Dell’interesse per la storia, Premessa di Marco Filoni

[Pubblicato su Koinè (Metamorfosi della scuola italiana), Anno VII, NN° 1-2 – Gennaio/Giugno 2000], pp. 18.

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Un sistema scolastico, o un comparto di esso, è in grado di svolgere funzioni educative solo nella misura in cui è organizzato attorno a un asse culturale. Cosa è, infatti, un asse culturale? È un orizzonte unitario di valori cognitivi e normativi che rappresenta un modello di riferimento comune per una molteplicità di saperi di cui viene organizzata la trasmissione. Senza un tale orizzonte unitario, senza un tale modello di riferimento comune, i saperi trasmessi non possono venire appresi che in maniera reciprocamente irrelata, così da compromettere la loro funzione educativa.

I grandi riformatori degli assetti scolastici hanno sempre avuti chiari questi concetti. Da Hegel quando riorganizzava educativamente l’istituto di cui era preside a Norimberga, a Humboldt quando costruiva il ginnasio prussiano, fino, per quanto ci riguarda, a Gentile che rimodellava il sistema scolastico nazionale ereditato da Casati, si è sempre saputo che la strutturazione di una scuola che funzioni non può che derivare da un preciso asse culturale pensato per essa. Soltanto in tempi meschini come gli attuali, e sotto ceti politici di infimo livello quali quelli dell’odierno mondo capitalistico, poteva succedere che una riforma della scuola fosse impostata secondo criteri puramente organizzativi, a prescindere da ogni riferimento a contenuti culturali.

L’asse culturale della scuola è un principio generale del sapere, non una materia particolare di studio, e tuttavia acquista una concreta fisionomia, educativamente funzionale, quando viene espresso, in ambito scolastico, da un’area disciplinare specifica. Per questo tutte le riforme scolastiche basate su serie finalità educative (non stiamo parlando, quindi, della riforma Berlinguer) hanno individuato, per ogni tipo di scuola, un’area disciplinare destinata a esservi prevalente e caratterizzante, in quanto rappresentativa del suo asse culturale.

 

 

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