Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Ebook 1039

Costanzo Preve

Considerazioni introduttive sugli attuali dibattiti fra laicismo, scienza, filosofia e religione.

Pubblicato su “Atrium. Studi metafisici e umanistici”. Rivista trimestrale, Anno X, 2008, numero 1, pp. 45.

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A suo tempo, lo storico bizantino Zosimo si indignava del fatto che a Costantinopoli tutti si infervoravano parlando di teologia trinitaria, dai calzolai ai falegnami, dai marinai agli osti. Che diamine: la teologia era una cosa seria, e avrebbe dovuto essere riservata agli addetti ai lavori!
Zosimo si sbagliava, e sbagliava di grosso, come peraltro tutti i bizantinisti sanno bene. Il fatto che allora tutti parlassero di teologia mostrava che a quei tempi la religione era una cosa seria, che legittimava comportamenti individuali e sociali. E nello stesso tempo il fatto che oggi, sia pure in maniera inevitabilmente deformata e spettacolarizzata, si parli di laicismo e di religione, di ateismo e di fede, del diritto di papa Ratzinger ad inaugurare un anno universitario e del diritto di contestarlo pubblicamente ecc., è a mio avviso un bene e non un male. Gli unici spettacoli amati dal circo mediatico restano in definitiva tre e solo tre, e cioè lo spettacolo sportivo, lo spettacolo porno e lo spettacolo sanguinoso (e più sangue c’è, e meglio è!). E tuttavia, pur tenendo conto delle critiche di Debord alla società dello spettacolo e delle critiche di Heidegger alla società della chiacchiera (Gerede), che porta con sé necessariamente anche la curiosità superficiale (Neugier) e l’equivoco che inevitabilmente nasce dalla superficialità (Zweideutigkeit), è comunque meglio che la discussione avvenga piuttosto che non avvenga. Forse che la gente dovrebbe solo appassionarsi ai crudeli assassini di Erba oppure ai pettegolezzi su Sarkò e Carla?
Porterò anch’io il mio modesto contributo alla discussione, in ben diciassette capitoletti. Il lettore non si spaventi. Saranno il più possibile brevi e comprensibili anche a non “addetti ai lavori”, seguendo il modello che a suo tempo non piaceva a Zosimo. Dividerò il mio contributo in tre parti. In una prima parte (cinque capitoletti) espliciterò al lettore alcune mie convinzioni di fondo, seguendo l’aureo principio per cui, nelle scienze sociali e nella filosofia, che non dispongono di protocolli “scientifici” per la verificabilità o la falsificabilità delle tesi proposte, il massimo di “oggettività” perseguibile è l’esplicitazione chiara e veridica delle proprie opinioni e delle proprie premesse di valore. Seguirà una seconda parte di sette capitoletti, in cui dirò che cosa penso (ahimè, tutto il male possibile!) delle attuali correnti dette “laiche”, partendo soprattutto (ma non esclusivamente) dal gruppo che fa capo alla rivista Micromega. Nella terza parte, infine (cinque capitoletti) intraprenderò una educata conversazione ideale non tanto con papa Benedetto XVI (ho infatti ancora un minimo di senso delle proporzioni!), ma con un mio collega tedesco professore di filosofia, chiamato Joseph Ratzinger.
Dal momento che la “carne al fuoco” è tanta, da un lato volevo cogliere la ghiotta occasione per cercare di approfondire il problema, e dall’altro ho dovuto “restringere” ciò che avrebbe avuto bisogno di essere svolto in centinaia di pagine. Il lettore non mi accusi allora di riduzionismo e/o di semplificazione! Sarebbe un’accusa ingenerosa.

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