Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



Skype Meâ„¢!
Condividi



Petite Plaisance Editrice
Associazione Culturale
senza fini di lucro

Via di Valdibrana 311
51100 Pistoia
tel: 0573-480013

e-mail:
info@petiteplaisance.it

Cat.n. 033

Daniela Belliti

Dopo il totalitarismo. Filosofia e politica nel pensiero di Hannah Arendt.

ISBN 88-88172-24-2, 2000, pp. 80, formato 170x240 mm., Euro 10,00.

In copertina: Una immagine di Hannah Arendt all’età di 23 anni.

indice - presentazione - sintesi

10,00

Il pensiero di Hannah Arendt è esposto in questo volume attorno a tre tesi principali. La prima poggia su una interpretazione filosofica dell’opera sul totalitarismo, intesa come fondamento della teoria arendtiana della modernità: il totalitarismo rappresenta la fine della modernità, anche se gli strumenti concettuali a disposizione non consentono ancora il suo definitivo superamento. La seconda tesi consiste in una difficoltà di periodizzazione dell’età moderna, per definizione sospesa tra un non-più e un non-ancora, nella incapacità dell’uomo di “secolarizzarsi”, nella perdita di cultura e di identità. Tale è l’esito di un’analisi che si limita a vedere nel moderno il trionfo dell’homo faber e delle categorie della necessità e della causalità.

Infine, la terza parte è dedicata alla pars costruens dell’opera arendtiana, e cioè l’analisi di quella teoria del giudizio politico che doveva costituire, secondo i suoi propositi, il nuovo pensiero politico, finalmente uscito dalla gabbia d’acciaio della politica moderna. La facoltà del giudizio politico rappresenta il nuovo paradigma di una teoria politica, che tende a sostituire la triade dello Stato moderno di autorità, sovranità, potere. È proprio il potere che subisce una ridefinizione radicale, poiché taglia con gli schemi gerarchici e si colloca sulla dimensione comunicativa in cui i rapporti non sono sovraordinati, bensì ispirati al riconoscimento reciproco e alla libertà degli individui.

© Editrice Petite Plaisance - hosting and web editor www.promonet.it