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Lo scritto si propone di analizzare la nozione di Dio all’interno della riflessione di J. Derrida e del tentativo di M. C. Taylor di costituire una “teologia decostruttiva”.
Il nodo sul quale l’autore ha cercato di insistere è quello di indagare la possibilità di un discorso filosofico su “Dio”, dopo la chiusura della metafisica attuatasi nella riflessione sulla “morte di Dio”.
Dopo Hegel, Nietzsche ed Heidegger il pensiero di Derrida si pone nella dimensione temporale della finitudine tentando di costruire una ateologia negativa, asusmendo fino in fondo “la morte di Dio”, senza ridurre la propria riflessione a negazioni ateistiche dogmatiche.
Rispetto alle inevitabili accuse di nichilismo relativistico, più appropriate per la vulgata di Taylor che riduce Dio a luogo di ogni relazione, Derrida sembra indicare un pensiero che non sia possesso, ma attesa.
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