Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 198

Carmine Fiorillo – Luca Grecchi

Il necessario fondamento umanistico del “comunismo”.

ISBN 978-88-7588-112-2, 2013, pp. 160, formato 140x210 mm., Euro 15 – Collana “Il giogo” [52]. .

Vincent Van Gogh, Seminatore al tramonto, 1888. Museo Kröller-Müller di Otterlo, Paesi Bassi.

indice - presentazione - autore - sintesi

15,00

Introduzione


È lecito interrogarsi su quale sia il motivo di scrivere ancora, oggi, un libro sul comunismo; nemmeno, peraltro, sul “comunismo” storicamente realizzatosi (almeno quello che si è autorappresentato come tale), bensì su quello che deve ancora venire, che si deve progettare, che è interesse di tutti realizzare.
Il motivo principale è il seguente: finché vivremo in un mondo caratterizzato dalle gravi sofferenze evitabili di centinaia di milioni di persone, sofferenze dovute principalmente alla struttura privatistica e mercificata dell’attuale modo di produzione sociale, sarà una necessità pensare ad un modo di produzione sociale ideale conforme alla natura umana che, richiamandoci ad una nobile ed antica tradizione, riteniamo ancora appropriato definire “comunista”.
Siamo convinti che senza una buona proposta teorica, non possa esistere alcuna buona attività pratica. Riteniamo, al contempo, che le proposte teoriche attualmente in campo definite “comuniste” non siano affatto buone (il plurale è d’obbligo, dato il permanere di vari “marxismi” pietrificati, cui vengono tutt’ora ancorati programmi politici privi di fondamento filosofico). Ecco il motivo per cui abbiamo lavorato a questo libro, pur senza coltivare facili illusioni o effimere speranze, ma convinti comunque della sua necessità.
Siamo consapevoli infatti, vivendo con chiarezza il nostro tempo, che il solo titolo di questo libro potrà provocare, nei vari tipi di lettori, almeno tre tipologie di reazioni.
La prima tipologia, propria del lettore “anticomunista” (sicuramente maggioritario), sarà sicuramente di fastidio, poiché anche solo il parlare di “comunismo” arreca fastidio.
La seconda tipologia, propria del lettore “comunista tradizionale” (sicuramente minoritario), sarà anch’essa di fastidio, poiché anche solo l’associazione di umanesimo e comunismo sovente disturba.
La terza tipologia, propria del lettore “filosofico” (anch’egli, purtroppo, minoritario), aperto alla analisi ed alla valutazione degli altrui argomenti, sarà invece – auspichiamo – di interesse e vicinanza.
In un’epoca in cui il modo di produzione capitalistico sta dando prova della sua pervasiva distruttività sociale e naturale, teorizzare la necessità di un modo di produzione alternativo in grado di strutturare rapporti armonici fra gli uomini e con la natura, dovrebbe sicuramente destare interesse e vicinanza.
Il nostro libro si rivolge indubbiamente soprattutto al terzo tipo di lettore, ma vuole parlare anche ai primi due. Il lettore “anticomunista”, infatti, potrà comunque valutare se una alternativa al modo di produzione capitalistico sia possibile e sensata, mentre il lettore “comunista tradizionale” potrà riflettere su una proposta teorica in parte originale, ovvero quella in base a cui un vero comunismo può essere costruito solo sull’umanesimo filosofico.
Affinché, in ogni caso, il linguaggio del titolo non induca nessun lettore a ritenere a priori troppo astratto questo testo, vorremmo subito esporre – pur se brevemente – la struttura filosofica su cui si basa il nostro discorso, mostrandola, per quanto possibile, in tutta la propria sensatezza. In estrema sintesi, il nostro discorso si basa sulla “necessità” di delineare il “fondamento umanistico” del progetto teorico del comunismo (ossia di un modo di produzione sociale complessivo idealmente conformato, per struttura e finalità, sulle principali esigenze della natura umana), sia in quanto ciò è imprescindibile nella attuale situazione, e sia in quanto, nella storia del pensiero, ciò è stato solo minimamente fatto.
Un progetto importante come il comunismo – o comunque si voglia chiamare il progetto politico più adatto alla realizzazione delle migliori modalità sociali – necessita infatti inevitabilmente di un fondamento filosofico, e questo fondamento non può che essere costituito dall’Uomo.
L’Uomo (scritto con la maiuscola per indicare, con questo termine, ciò che vi è di universale nel genere umano, ossia l’umanità trascendentalmente intesa) è in effetti il riferimento costitutivo della totalità sociale, ed è anche il solo ente in grado di pensare l’intero, di darvi un senso e di averne cura.
Per questo motivo da tempo siamo pervenuti al solido convincimento che l’Uomo è il fondamento della verità dell’essere, ossia di tutto ciò che è, e che questa posizione filosofica costituisce inevitabilmente la base della progettualità politica. Dato che l’essere assume la propria compiuta verità quando con
sente all’Uomo una vita vera, ossia conforme alla sua natura razionale e morale, diciamo che l’Uomo si pone come fondamento della verità dell’essere quando ne pensa in questo modo il senso (fermi restando il rispetto e la cura che si devono al cosmo naturale).
Il comunismo, come argomenteremo in tutto il libro, non consiste infatti in altro se non in un modo di produzione ideale conforme alla natura umana, in grado cioè di realizzare quella armonica convivenza comunitaria di cui gli uomini, per natura, hanno bisogno appunto per la loro stessa realizzazione.
Conoscendo bene le tendenze filosofiche contemporanee, sappiamo che questa prospettiva rischierà, in alcuni epigoni di Nietzsche e Heidegger, di essere interpretata come troppo “antropocentrica”, ossia troppo incentrata sull’uomo come “dominatore” della natura. Tale interpretazione, che consideriamo un luogo comune piuttosto frusto, è da un lato errata – in quanto l’umanesimo, che poi descriveremo, è cosa ben diversa dall’antropocentrismo –, e dall’altro lato pretestuosa – in quanto, in un sistema in cui tutto è strumentalizzato al profitto, chi considera “l’uomo” come dominatore cerca davvero, consapevolmente o meno, solo un pretesto per non criticare il sistema stesso.
La metafisica umanistica (così definiamo la nostra proposta filosofica, poiché essa si occupa del senso onto-assiologico dell’intero, ponendo come fondamento di senso appunto l’Uomo), che pure attribuisce all’Uomo un ruolo centrale e fondamentale, non è affatto un pericolo per la natura. Tale pericolo è invece costituito da tutti quei modi di produzione, quale principalmente è quello capitalistico, che si pongono come fine la massimizzazione della ricchezza e della potenza degli agenti economico-sociali più forti, anziché la buona vita comunitaria degli uomini tutti.
L’Uomo in senso trascendentale, così come inteso dalla metafisica umanistica, è dunque il solo fondamento ontologico ed assiologico dell’intero, ossia è il solo ente in grado di interpretare l’intero e di attribuirgli un significato in termini di Verità e di Bene, oltre che poi di realizzare compiutamente questo significato nelle concrete modalità sociali.
Ciò è possibile in quanto l’Uomo, pur declinando i propri comportamenti in modo diverso nei diversi contesti storico-sociali, possiede alcune caratteristiche essenziali che rimangono le medesime nel tempo e nello spazio: la ragione e la morale. L’utilizzo di questi due concetti richiederebbe, di per sé, molti chiarimenti.
Tuttavia, in breve, è facile comprendere come solo ponendo in essere comportamenti ragionevoli e morali l’uomo possa realizzare la propria natura, mentre viceversa la derealizza ponendo in essere comportamenti non ragionevoli e non morali, i quali sono sempre dannosi.
Dato che così è, seguendo il pensiero greco classico – nostro imprescindibile riferimento culturale –, ed in particolare il pensiero di Aristotele, è evidente come l’uomo possa realizzare la propria umanità, dunque essere felice, sia sul piano individuale che sul piano sociale, “solo” pensando e realizzando la Verità ed il Bene.
La Verità-Bene infatti, esplicitamente teorizzata proprio dal pensiero greco classico (ma implicitamente presente, come accenneremo, anche in altre culture antiche), non è altro che la ricerca di una consapevole ed armonica conduzione comunitaria delle modalità sociali, in grado di consentire all’uomo di vivere secondo la propria natura, e dunque di realizzarsi.
La metafisica possiede dunque un fondamento umanistico necessario in quanto, occupandosi dell’intero in cui l’uomo si trova a vivere, e dunque anche della totalità sociale, non può che avere l’Uomo come riferimento fondamentale del senso. Poiché la Verità è da intendersi come ciò che si conforma alla natura umana, ed il Bene è da intendersi come ciò che si cura della natura umana (dunque anche, per quanto detto in precedenza, della natura in generale), l’Uomo è da intendere come il fondamento onto-assiologico del senso dell’intero. Per questo la metafisica, che costituisce la struttura filosofica ideale della realtà, possiede un necessario fondamento umanistico, e per questo il comunismo, che costituisce la struttura politica ideale della realtà, possiede un necessario fondamento umanistico.
Il lettore “pratico”, “concreto”, “materialista”, potrebbe a questo punto ritenere che fino a qui si sia rimasti sul piano della “mera teoria”, del “pensiero astratto”, della “filosofia idealistica”, e che dunque non si sia prodotta alcuna utilità per il miglioramento delle modalità sociali ed il loro muta
mento. In realtà, pur ovviamente non spettando a noi giudicare il valore di questo scritto, riteniamo al contrario, con questa premessa filosofica, di avere fornito il maggiore contributo sul tema più importante, ovvero sul fondamento filosofico del comunismo, costituito dall’Uomo e dalla sua cura per la Verità ed il Bene.
Definendo, dunque, la natura razionale e morale dell’uomo come fondamento filosofico-politico, e definendo il miglior modo di produzione sociale come quello in grado di realizzare tale natura, siamo giunti alla conclusione che questo migliore modo di produzione non possa che essere definito – nel senso che poi andremo a specificare – come “comunista”. Poiché, infatti, strutture produttive privatistiche e strutture distributive mercificate, quali sono appunto quelle crematistiche, da secoli costitutivamente conducono gli uomini a derealizzare la loro natura, riteniamo che solo strutture produttive e distributive organizzate in modo opposto, ossia comunitario, possano realizzare tale natura.
Per questo motivo il comunismo, inteso come modo di produzione sociale in grado di condurre alla più compiuta realizzazione della natura umana, sarà sempre il fine politico necessario della Umanità in ogni tempo. Il degrado materiale e spirituale di miliardi di persone nel mondo, la progressiva devastazione dell’ambiente, la crescente insensatezza della esistenza presenti nel modo di produzione capitalistico, sono certo buoni motivi per pensare alla necessità del comunismo (come fecero Marx ed Engels, basandosi però più sulla storia che sulla filosofia), ma non sono i migliori: il motivo migliore è che il comunismo è insito nella natura umana, filosoficamente intesa secondo il modello del pensiero greco classico, ripreso peraltro nella modernità da J. G. Fichte e da G. W. F. Hegel.
Il libro si compone di tre parti. La prima parte consiste in una rivisitazione storico-filosofica delle principali culture antiche, per mostrare come il comunismo fosse già – sebbene spesso implicitamente – presente nel più grande pensiero umano, filosofico e religioso; prenderemo in considerazione, a partire da alcune riflessioni sui popoli cosiddetti “primitivi”, soprattutto il pensiero greco e quello cristiano, che hanno strutturato, almeno in Occidente, i venti secoli antecedenti la nascita della modernità. La seconda parte è costituita da una sintetica analisi della “pre-modernità” e della modernità, nonché da una valutazione critica di come la principale cultura anticapitalistica moderna, ovvero quella marxista, si sia posta il problema del comunismo e della sua realizzazione. La terza parte è invece caratterizzata dalla nostra proposta progettuale umanistica e comunitaria, e dunque anche dalla delineazione di una idea generale di modo di produzione sociale comunista.
Siamo, come detto, consapevoli che l’uso del termine “comunismo” creerà, anche in persone intelligenti e sensibili, una certa diffidenza. Ciò nonostante, una tradizione secolare, che va quanto meno da Platone a Marx, non poteva a nostro avviso essere diversamente nominata data la sua caratteristica essenziale, che è appunto quella di porre in comune i mezzi della produzione sociale per porre in comune le modalità di vita ed, in ultima analisi, le sorti stesse della umanità. Siamo inoltre consapevoli che la comunità “marxista” rimasta potrà avanzare nei nostri confronti critiche di idealismo, umanesimo, metafisica, utopismo, classicismo e quant’altro; ben vengano queste critiche, se il confronto sarà fruttuoso. Ci permettiamo infine di ricordare che nessuno, oggi, può snobbare la riflessione filosofico-politica progettuale sulla totalità sociale, poiché il modo di produzione capitalistico sta condannando tutti ad un presente e ad un futuro assai tristi; questo, in ultima analisi, il motivo principale del presente libro.

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