Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 395

Anna Beltrametti

La più intelligente e la più stolta delle emozioni: la paura. Paure antiche e nuove paure.

ISBN 978–88–7588–297–6, 2021, pp. 80, formato 140x210 mm., Euro 10 – Collana “Il giogo” [141].

In copertina: Maschere del teatro greco.

indice - presentazione - autore - sintesi

10,00

Il terzo millennio è cominciato sotto la cappa della paura. Eventi traumatici e crisi di lunga durata, ultima la pandemia da Covid-19, hanno generato ansie e paure crescenti soprattutto nella parte del mondo più ricca e potente. Analisi, dibattiti, discorsi e rappresentazioni hanno cercato di cogliere il tema della paura oggi, ma spesso – e da più parti – amplificandolo retoricamente a uso politico, deprivandoci così della possibile sua più profonda comprensione.

L’Autrice ci invita in queste pagine a evitare la trappola delle facili risposte e a riscoprire con lei alcuni passi della letteratura e della filosofia greca per far affiorare il senso antico – e in particolare greco – della paura, nel convincimento che «la paura si riconnota e si riprogramma di contesto in contesto [...], con il mutare dei soggetti individuali e collettivi che la subiscono o la governano o la usano». E dunque, come avevano pensato i Greci la paura? Come se la erano rappresentata e in quali ambiti? Nei testi del teatro attico e nella grande filosofia di IV secolo, che dal teatro eredita il tema delle emozioni, i nuclei più stabili e forti della paura sono tutti individuati e illustrati con strabiliante chiarezza. La paura insieme con la compassione fu indicata da Aristotele come l’emozione intrinseca e dominante della tragedia, ma alcune tragedie meglio di altre drammatizzano in scena la duplice faccia di un’emozione intelligente e stolta, il nesso inestricabile e metamorfico di paura e potere, la dimensione fittizia della paura inducibile dalle parole più che dalle cose e dai fatti, manipolabile dai retori per conquistare consenso e modificare la percezione della realtà. Sulle tensioni tra paura e potere tornerà Platone nel delineare le sue deterrenti figure di tiranni, sulla paura previdente e su quella irresponsabile, sulle strategie discorsive della paura si concentrerà Aristotele nella Poetica e nella Retorica. Forse non è pensabile una storia della paura sulla lunga durata se non come storia di prevalenti discontinuità. E tuttavia affiorano dall’Atene di V e IV secolo intuizioni sorprendenti, lampi che vengono da molto lontano e che ancora possono squarciare la cupa atmosfera di angoscia che ci avvolge e ci confonde ora più che mai.

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