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Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno una cicogna? - K. BLIXEN
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Cat.n. 446

Salvatore A. Bravo

Manifesto di Metafisica umanistica. Appendice: «Falsità del vero ed empietà del bene».

ISBN 978-88-7588-308-9, 2023, pp. 280, formato 140x210 mm., Euro 30 – Collana “il giogo” [174].

In copertina: Hans Hartung, P1952-25, pastel sur papier, 1952.

indice - presentazione - autore - sintesi

30,00

La Metafisica umanista coniuga la teoria alla prassi, essa è azione veritativa, e in quanto tale, analizza e ricostruisce i sentieri interrotti del “senso”. Il logos non è semplice attività razionale, è intenzionalità veritativa che si storicizza nella difficile pratica del bene e della cura. All’indifferenza del nichilismo crematistico, essa risponde con la prassi della verità.

I processi di disumanizzazione in atto passivizzano l’essere umano mediante il nichilismo. Se non vi è verità, non vi sono ragioni per la prassi, per cui la storia si chiude con il “niente”.

L’essere umano si umanizza nella prassi della verità. Il trascendentale è la costituzione veritativa onto-assiologica (logos) che si traduce nell’intenzionalità trascendente, ovvero nella prassi del bene e della cura. Il fine della Metafisica umanistica è rispondere ai processi di disumanizzazione, con i quali si nega la natura veritativa dell’essere umano, per eternizzare il presente. Senza Metafisica la storia si chiude al futuro, in quanto non vi sono fini oggettivi ma solo metamorfosi dei desideri ancorati ad un presente eterno e destoricizzato. A tale urgenza la Metafisica umanistica risponde trasgredendo l’ordine del discorso regnante e riportando al centro il difficile plesso teorico della “verità”.



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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