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Cat.n. 531

Rodolfo Mondolfo

Problemi e metodi di ricerca nella storia della filosofia. Saggio introduttivo di Francesco Verde: La realtà della storia. Rodolfo Mondolfo e il metodo di indagine storico-filosofica.

ISBN 978-88-7588-393-5, 2026, pp. 368, formato 140x210 mm., Euro 30 – Collana “il giogo” [216].

In copertina: Biblioteca di Celso (Efeso, oggi in Turchia). Fu completata nel 135 d.C.

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Introduzione

Un istituto o seminario di ricerche filosofiche, avendo la funzione di iniziare all’indagine scientifica, costituisce un complemento necessario dell’insegnamento universitario di filosofia.

La Facoltà di filosofia ha infatti, come tutte le Facoltà universitarie, una doppia missione, culturale e sociale: la preparazione di professionisti e la funzione di centro attivo del progresso scientifico. Doppia missione, affer­mata dalle tradizioni plurisecolari delle Università di tutto il mondo, ratificata dai risultati di una lunghissima esperienza storica, e confermata nella sua urgenza attuale dalla gravità della presente crisi mondiale; il cui superamento – indefettibile, ma laborioso – esige un grande sforzo collettivo e la collaborazione solidale di tutti, non solo sul terreno materiale dell’economia, ma anche su quello spirituale della cultura.

Questo sforzo di collaborazione solidale sarà utile a chi lo compie, e nello stesso tempo benefico universalmente. Se sul terreno economico le esigenze del momento presente sembrano rendere attuale l’ammonizione di Esiodo, che cioè gli stessi beni materiali diventano maggiori quando sono divisi con il fratello secondo giustizia e umanità (plus dimidium toto), a maggior ragione questo si può affermare dei beni spirituali della cultura.

Lo diceva, nell’antichità, il filosofo Numenio di Apamea, il quale riconosceva in ciò il carattere divino dei beni spirituali.

«Tutte le cose che sono date, giungono a chi le riceve separandosi dal donatore, come per esempio i servizi, le ricchezze, la moneta coniata e impressa: queste, infatti, sono cose mortali e umane. Quelle divine sono tali che, comunicate, non passano da qui a là, non si separano da qui; e giunte là, beneficano quello e non nuocciono a questo; anzi lo aiutano ancor più per la reminiscenza di ciò che sapeva. Così è bello il bene, bella la scienza, dai quali ha un beneficio chi li riceve senza che ne rimanga privato chi li dona.

Ancorché la cooperazione, nello sforzo di realizzarsi con maggiore intensità ed efficacia, possa trasformarsi in competizione, questa sul terreno spirituale non presenta il pericolo di convertirsi in egoismo, perché qualsiasi perfezionamento di un individuo particolare contribuisce al perfezionamento di tutti, cioè al progresso comune.

Nondimeno il progresso, per realizzarsi, esige metodo; e appunto per ciò all’inizio dell’età moderna la nuova scienza e la nuova filosofia cominciano ad affermarsi come una nuova esigenza di metodo. Non bisogna meravigliarsi quindi se questa esigenza appare fondamentale nell’insegnamento universitario, posto che l’Università deve essere, come dicemmo, centro propulsore della cultura e della scienza. Per questo la cultura superiore, che l’Università offre, non deve essere solamente una cultura generale, che serva di base, ma una cultura specializzata ed approfondita ogni volta di più nei suoi vari aspetti. Il che vuol dire che l’Università deve stimolare e formare tra i suoi scolari l’abito dell’indagine, affinché essi divengano collaboratori attivi nel progresso della scienza.

Qui sta una delle differenze principali tra la funzione dell’insegnamento medio e quella dell’insegnamento universitario. All’insegnamento medio spetta dare la cultura generale, base e condizione della cultura superiore. All’insegnamento superiore spelta invece la specializzazione, il progresso; cioè non solo la specializzazione professionale, ma anche quella dell’indagine.

Certamente nella stessa professione appare necessario evitare ogni pericolo di cristallizzazione. L’antico Egitto è stato un esempio tipico dei danni e dei pericoli del tradizionalismo conservatore, che pure era riuscito a suscitare l’ammirazione dello stesso Platone, il quale, esaltandolo nelle sue Leggi, non si rendeva conto del pericolo di paralisi che esso in sé racchiudeva.

Infatti, nonostante che in Egitto, secondo la testimonianza di Erodoto e di Aristotele, si fosse creata la geometria e la si insegnasse anche ai bambini, insieme all’aritmetica, per mezzo di giuochi infantili, tuttavia, conservandosi cristallizzate le forme di questi giuochi da parte dei maestri, come la tecnica dell’agrimensura, si verificava in Egitto l’arresto e la paralisi del progresso scientifico. I Greci, al contrario, con il libero movimento del loro spirito innovatore, riuscivano a realizzare in pochi secoli progressi ammirevoli nelle matematiche, non meno che in tutti gli altri campi dell’eredità culturale che avevano ricevuta dalle civiltà orientali.

Assai più intensamente l’esigenza di un carattere progressivo si fa sentire nella tecnica moderna, incessan­temente stimolata dalla stessa pratica professionale, che si trova sempre di fronte necessità e problemi nuovi. E questa forza di propulsione del progresso deve trovare nell’Università una sfera d’azione particolarmente fe­conda. La stessa esigenza si deve affermare, con uguale vigore, negli studi utilitari, come quelli di applicazione tecnica, e negli studi disinteressati, come quelli puramente teorici, tra i quali si trova, esempio tipico, la filosofia.

Può essere utile ricordare, a proposito dell’insegnamento della filosofia, la lunga esperienza delle scuole d’Europa, e la differenza che ivi si è stabilita tradizionalmente tra l’insegnamento filosofico nelle scuole medie e quello universitario. La scuola media dà ai suoi scolari, in questo come in altri campi, una informazione-base generale, la quale si trova sistemata organicamente nei cosiddetti «manuali». Gli alunni, pertanto, una volta licenziati dalla scuola media, posseggono già un’iniziazione essenziale ai problemi della filosofia, alla sua terminologia e alla sua storia.

In tal modo l’Università viene a trovarsi ormai libera da questa esigenza, e si può dedicare all’approfondimento e alla specializzazione, che promuovono il progresso della scienza. I corsi universitari, non avendo più l’obbligo di dare una conoscenza sintetica di tutta la materia, sempre uguale tutti gli anni, possono acquistare un carattere monografico, di approfondimento di un tema specifico, nuovo ogni anno, nel quale si espongono non solo i risultati tradizionalmente acquisiti e comuni, ma anche le indagini nuove della scienza recente e in continua elaborazione, e il personale contributo del maestro che fa le lezioni.

Così le lezioni diventano un’iniziazione all’indagine scientifica ed un insegnamento di metodo investigativo; dànno agli scolari una adeguata coscienza del significato e delle esigenze della ricerca; servono ad essi come educazione ed impulso alla medesima.

Introdotti in tal modo nel terreno delle indagini personali, tutti gli alunni debbono compierle nelle loro tesi di laurea, che, per essere approvate, debbono rappresentare nuovi contributi di ricerche: e così si realizzano continuamente dei lavori che contribuiscono all’avanzamento degli studi, tanto più che la loro pubblicazione forma poi un elemento importante per l’esito dei concorsi per titoli, condizione preliminare per il primo ingresso nella carriera professionale dell’insegnamento e per ogni successivo avanzamento in essa.

C’è dunque uno stimolo efficace ed incessante verso l’attività investigativa; e poiché la sua attuazione si completa con la pubblicazione degli studi compiuti, l’esigenza di serietà, rappresentata dal giudizio della giuria, si ratifica e si accentua ulteriormente, sottoponendo i lavori al giudizio della critica. Tutto ciò dà impulso al progresso individuale e generale nello stesso tempo; l’incitamento all’interesse personale diventa fonte di beneficio pubblico, cioè diventa incremento della scienza.

L’utilità comprovata di questo sistema deve favorirne l’introduzione là dove esso non sia stato ancora applicato, per formare gradualmente e progressivamente l’abito personale e la tradizione collettiva corrispondenti. L’istituto di ricerche può essere una scuola che trasmetta l’eredità dell’indagine scientifica di generazione in generazione, così come, secondo il magnifico paragone di Lucrezio, nell’antica corsa delle lampade la luce accesa veniva passata da un corridore all’altro:

et quasi cursores vitai lampada tradunt.

Ma la trasmissione della lampada della cultura non significa solo conservazione, ma anche accrescimento progressivo e continuo della sua fiamma. In tutta la vita dello spirito, e specialmente nella cultura e nell’indagine scientifica, non si conservano le acquisizioni già fatte se non mantenendone attiva la vita, cioè sviluppandole continuamente. Come diceva Bruno, bisogna vivere vitalmente gli anni e le conquiste delle generazioni precedenti; coloro che vivono morti i propri anni – cioè che non progrediscono attivamente – lasciano perdere e morire anche l’eredità che hanno ricevuta dai loro antenati.

Orbene, ogni avanzamento, che trasforma in punto di partenza quello che era stato punto d’arrivo degli antecessori, significa la conversione dei risultati delle conquiste di quelli in strumenti di una conquista ulte­riore. La trasformazione continua dei risultati conseguiti in strumenti di nuove acquisizioni è appunto il processo di realizzazione del progresso umano, secondo l’acuta intuizione di Spinoza.

Come nella lavorazione del ferro, l’uomo, che abbisognava del martello per foggiare, ma che non poteva averlo se non come risultato di una foggia anteriore, uscì dal circolo mediante l’uso iniziale di uno strumento rudimentale che gli diede un risultato imperfetto e che, divenuto poi strumento meno rudimentale, gli permi­se il perfezionamento progressivo dei propri risultati, convertendoli in strumenti di una produzione sempre migliore; così pure in qualsiasi sfera del mondo culturale il progresso si realizza con la conversione dei risultati raggiunti in mezzi per avanzamenti nuovi.

Senza dubbio, per fare ciò occorre possedere il già conquistato, cioè conoscere e dominare i risultati del lavoro dei predecessori. E ciò che, nella estensione immensa delle conquiste della cultura moderna, sarebbe impossi­bile a un individuo isolato, diventa possibile mediante l’organizzazione collettiva, che ordina sistematicamente i risultati, rendendoli così accessibili e utilizzabili a ciascuno. Nel campo dell’indagine, questa organizzazione si realizza specialmente per mezzo delle bibliografie sistematiche, che permettono ad ogni studioso di orientarsi nel mare magnum delle pubblicazioni internazionali, per trovare ciò che deve conoscere ed usare per la sua indagine particolare.

Un istituto di ricerche deve, fin dal principio mettere gli alunni a contatto con questi mezzi di orientamento e di realizzazione di ogni indagine; ma deve, nello stesso tempo, ammonirli circa la necessità del metodo nello svolgimento delle loro attività. I primi passi debbono essere prudenti e modesti, tali da limitare il campo di lavoro degli alunni e gli argomenti, onde essi riconoscano che il lavoro deve compiersi più in profondità che in estensione, e che i grandi soggetti debbono essere riservati alla maturità intellettuale e culturale. In altri termini, occorre trasformare la tendenza naturale degli inesperti (come sono sempre i giovani, individui o popoli), che nella loro audacia giovanile vogliono abbracciare i grandi orizzonti, risolvere i grandi problemi, creare un sistema nuovo e originale.

Questa tendenza spontanea porta con sé il pericolo di concepire come nuove delle cose che esistevano già da molto tempo e in modo anche più perfetto. Per cui l’indagine scientifica esige disciplina e metodo da parte dei suoi adepti, modestia ma perseveranza costante, limitazione dei fini ma approfondimento coscienzioso. La limitazione del fine è richiesta dall’esigenza stessa della previa conoscenza delle indagini anteriori, la quale può realizzami meglio con argomenti di non eccessiva vastità.

I sussidi di orientamento e di indicazione per la suddetta conoscenza, previa del terreno negli studi filosofici sono specialmente di quattro tipi: a) guide e repertori bibliografici; b) dizionari filosofici; c) storie della filosofia che contengano bibliografie sistematiche; d) riviste filosofiche con rassegne bibliografiche. Ma le indicazioni date da questi quattro tipi di opere non avrebbero nessuna utilità, se non ci fosse la possibilità di trovare i libri, gli opuscoli, gli articoli da esse indicati, e se non ci fosse la capacità di utilizzarli.

Tutto ciò implica da un lato l’esistenza di biblioteche specializzate, adeguate alle necessità dello studio e della ricerca; dall’altro la capacità dell’aspirante investigatore di consultare, leggere, usare gli scritti che le biblioteche gli indicano.

Il che equivale a dire che non si può fare un’indagine seria senza avere una conoscenza delle lingue tale che permetta di utilizzare la bibliografia internazionale. In alcuni casi, ed entro certi limiti, l’aiuto di traduzioni e di traduttori potrà contribuire a superare particolari difficoltà; ma chi non conosca le lingue straniere di maggiore importanza, non avrà neppure la possibilità di consultare una bibliografia internazionale per vedere cos’è che interessa il suo argomento; né potrà indicare al traduttore, cui si rivolga per aiuto, quali sono le parti di ciascun libro o scritto straniero che gli servono; né saprà controllare se la traduzione fatta da altri corrisponda al testo nei punti difficili e delicati, dove l’alterazione di qualche parola può significare incomprensione o alterazione del pensiero.

In conclusione, la ricerca seria, in filosofia come in qualsiasi altra disciplina, non si improvvisa. Esige condi­zioni preliminari, le quali non possono consistere soltanto nella vocazione filosofica, e debbono quindi essere create quando non esistano già, ed essere sviluppate in modo adeguato, con volontà ferma e costante. Chi si dedica alla ricerca deve poter dire con Dante:

«Vagliami il lungo studio e il grande amore».

Senza un lungo studio e un grande amore, infatti, non si può fare l’indagine scientifica né in filosofia né in qualsiasi altro ramo della cultura. Essa esige lavoro e fatica; ma il suo cammino, come l’ascensione ad una montagna aspra e ripida, che compensa continuamente lo sforzo con la bellezza e la grandiosità del panorama, e accompagnato e coronato da profonde soddisfazioni spirituali.

E sono queste appunto quelle che rendono la vita degna di essere vissuta.

Rodolfo Mondolfo



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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