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| Cat.n. 544 |
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Mario Vegetti
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L’Aristotele redento di Werner Jaeger. In collaborazione con la «Scuola di Macerata».
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ISBN 978-88-7588-458-1, 2026, pp. 104, formato 130x200 mm., Euro 13 – Collana “Divergenze” [96].
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In copertina: Jusepe de Ribeira, Aristotele, 1637, olio su tela, Indianapolis Museum of Art
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indice - presentazione - autore - sintesi
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| € 13 |
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Il saggio del 1972 si inserisce nella ricerca sulla storia della storiografia aristotelica fra Otto e Novecento a cui l’Autore ha poi continuato a lavorare per molti anni. Nella sua disamina sull’approccio di Jaeger agli “sviluppi” del pensiero aristotelico Vegetti propone di intenderli come un faticoso itinerario diaporetico attraverso le regioni della ricerca filosofica; come la progressiva individuazione di soluzioni che a loro volta suscitano nuovi quesiti, tali a volte da revocare in dubbio quelle stesse soluzioni; come un sempre rinnovato variare di punti di vista secondo i quali «sistematizzare i problemi», come ricerca delle molteplici prospettive alla cui intersezione soltanto si situa la cosa stessa e la scienza che si va cercando. E ciò non per eliminare le contraddizioni in Aristotele, né per superare le contraddizioni di Aristotele, ma comprendere la dimensione aporetica-diaporetica in cui si inscrive il suo lavoro di philosophos. La storia della storiografia filosofica incontra, a un diverso livello, gli stessi problemi della storia della filosofia. In che misura le nostre letture di Aristotele possono venir considerate un «progresso» rispetto a quella di Jaeger? Il quesito attiene direttamente al problema della “verità” storiografica, e, forse, della verità in generale. Vegetti afferma che il modo migliore per “superare” Jaeger sta nel comprenderlo e nel comprendere noi stessi.
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