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Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno una cicogna? - K. BLIXEN
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Cat.n. 546

Barbara Rossi

Anna Magnani. Che ne so, io, di Hollywood? Prefazione di Roberta Soverino.

ISBN 978–88–7588-454-3, 2026, pp. 216, formato 140x210 mm, Euro 20 – Collana “Egeria” [25].

In copertina: Anna Magnani nella Locandina promozionale del film La rosa tatuata.

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Introduzione di Roberta Soverino

Scrivere un’introduzione per il romanzo che Barbara Rossi ha creato sulla celebre attrice è un piacere direttamente proporzionale alla difficoltà di condensare in poche righe l’analisi di un’icona del cinema di tale spessore.

Anna Magnani è entrata, volente o nolente, nell’immaginario collettivo italiano, cambiandolo profondamente, oserei dire, dal basso.

Con lei, cioè, il cinema non è solo più sogno (edulcorato, perfetto, magico) ma si veste di concretezza, graffia la pelle e accende emozioni, anche quelle più scomode e difficili.

Il “basso” a cui si fa riferimento allora, e di cui si intravede sempre la forma all’interno del racconto di Barbara Rossi, non è però da intendere solo come un depotenziamento delle immagini patinate ed edulcorate di parte del cinema di quegli anni, ma come un completamento che ha permesso quella transizione da “cultura” cinematografica per pochi a “cultura” per tutti.

E lo ha fatto facendo dell’imperfezione una freccia del suo arco.

Sarebbe un errore in tal senso intendere l’imperfezione solo come una pletora di limiti, ma, al contrario, in lei diventa elemento di autenticità e tridimensionalità del personaggio (anche recitato) e della persona, in un connubio significativo fra le due.

Barbara riesce, fra le sue pagine, a rendere molto bene questa particolare fragilità dell’attrice che costituisce, proprio perché non celata, una delle sue caratteristiche vincenti, capace di far immedesimare la gente comune nelle storie che i suoi film raccontano e, nel contempo, nell’epopea vivente della sua ascesa e delle sue contraddizioni.

Il senso della narrazione delle biografie

Scegliere di far conoscere l’attività di una persona (attore, scrittore o altro artista) attraverso la sua biografia – seppur romanzata – non è soltanto un punto di vista differente ma un vero cambio di prospettiva.

I nostri ruoli, infatti, si compongono di una parte strutturale, insita nelle caratteristiche stesse di quella precisa posizione, e di un aspetto fluido e idiosincratico, che attinge alla personalità e alla storia della persona stessa.

Come questi due elementi vengono amalgamati costituisce la parte più viva ed interessante di un artista, soprattutto in materia di cinema.

Il taglio biografico del libro di Barbara Rossi su Anna Magnani sceglie allora di far luce sulla sua impronta artistica nel cinema proprio dalla sua storia e dal suo essere “Anna”.

Nella vita di un artista, ad un certo punto, ci sono due strade che si possono percorrere: dare più spazio presso il pubblico al proprio personaggio, oppure decidere che la propria persona, intesa come la summa della propria storia personale, debba prendere il sopravvento, sempre.

Anna sceglie la seconda strada, incapace di mettere a tacere la profondità delle sue caratteristiche, delle sue emozioni, dei suoi dispiaceri.

Lo fa quasi come grido di aiuto, come qualcosa da cui dipende la sua resistenza, in un mondo, quello del cinema, che per molti versi non le appartiene, lontano dal suo modo di porsi e di apparire.

In questo modo il cinema diventa per Anna una sorta di palcoscenico dove mettere in scena la sua vita, i suoi valori, i suoi “credo”.

Partire dalla sua storia, allora – specialmente quella parte incentrata sugli anni americani – aiuta il lettore a capire chi fosse questa attrice e perché sia rimasta così profondamente impressa nel suo pubblico.

La forza e il coraggio si mischiano con la debolezza e le insicurezze, e lei sembra sempre disposta a giocarle entrambe, all’interno della finestra che il cinema, anche suo malgrado, le sta aprendo.

Scrive Massimo de Mari, in Psiche e Immagine (Ed. Lavia Kendall, Padova, 1995), a pagina 16: «Ma nella scelta di fare l’attore, come in altri campi, entrano necessità psicologiche molto complesse, tra cui forse la più importante è quella di trovare una definizione di sé stessi, rimasta incompiuta o insoddisfacente, attraverso un rapporto con il pubblico (che diventa l’altro significativo) che funge da collante di parti di sé spesso slegate o in contraddizione tra loro».

Allora Anna sembra quasi cerchi una rivincita personale nella sua professione.

Non lo fa mirando a trasformarsi in diva ricercata però, ma lavorando per far accettare al mondo intero le sue caratteristiche e il suo sentire.

Qui risiede la sua grande originalità e bravura, con cui così intensamente interpreta i suoi film.

Anche le sue origini, la sua “romanità” – come spesso si suol dire – diventa un suo marchio di fabbrica nel mondo, non qualcosa da domare e costringere all’interno di binari di regole implicite ma codificate; al contrario, è ciò che la rappresenta e la rende unica e speciale, soprattutto durante l’avventura americana.

Le proprie radici, in psicologia, hanno un’importanza profondissima nella vita di una persona: possono trasformarsi in zavorre che non permettono di spiccare il volo, ma anche in una base sicura da cui esplorare il mondo.

Sempre, anche quando ce ne si vuole allontanare, hanno bisogno, in prima istanza, di essere accolte e “sentite” da ciascuno di noi, con i tempi e ritmi personali.

La Magnani sembra aver colto questo aspetto, e farà della sua infanzia difficile e della ricerca di “quella carezza in più” il suo vestito di scena.

La vita di Anna Magnani e l’avventura hollywoodiana

Anna aveva bisogno del pubblico come il pubblico di lei.

Anche questo è un suo elemento idiosincratico.

La Magnani non si limitava a specchiarsi in chi la seguiva in maniera esclusivamente narcisistica ma, attraverso i suoi gesti e il suo pathos, coinvolgeva il pubblico, chiedendogli tacitamente di cibarsi dallo stesso banchetto e di piangere le stesse lacrime.

Allora, un romanzo come questo – che entra nelle pieghe della sua vita intima e non solo in quella professionale – è capace di gettare una luce intensa proprio sul suo cinema e di farlo comprendere davvero, in maniera concreta ma anche ideale.

Gli amori tormentati, il rapporto con il figlio, i suoi viaggi, primo fra tutti quello americano, raccontati con lievità dall’autrice, come un pennello che aggiunga spessore e tridimensionalità, permettono al lettore di comprendere anche quanto la personalità della Magnani sia stata la struttura che ha orientato il suo recitare e la sua intensità.

Ciò che Rossi ci fa comprendere, nella descrizione che fa dell’attrice, mentre ci accompagna per mano nelle sue passeggiate solitarie, è come questa autenticità abbia un sapore nuovo in lei, oserei dire “resiliente”.

Capita spesso, infatti, che chi si rivela autentico, soprattutto in ambito pubblico, ne paghi poi un prezzo molto elevato, fatto di isolamento, di disillusione, fino alla decisione di accantonare e rinunciare ai propri sogni e obiettivi.

Anna Magnani, invece, non ci sta.

Le avversità l’attraversano e la feriscono, ma i suoi obiettivi rimangono sempre e comunque una priorità salda in cui credere, a costo di grandi sacrifici.

Questo il pubblico lo sente e decide di sostenerla, anche quando i “piani alti” non faranno altrettanto.

La figura di questa donna, allora, ci dimostra che non serve nascondere le parti meno lineari e non convenzionali per raggiungere la meta: essa rimane dentro e fuori di noi e soltanto chi – come lei – ha armonizzato queste due facce, facendole dialogare autenticamente, può davvero dire di esserci riuscito.

Così come è riuscita l’Autrice ad appassionare e a far conoscere la vita, la storia e il cammino della grande Anna Magnani, in particolar modo all’interno di quel percorso hollywoodiano costellato di trionfi, amicizie inattese, luci della ribalta, ma anche di delusioni cocenti, sconfitte interiori, ombre capaci di popolare l’anima dell’attrice, continuando ad abitare la sua psiche anche a moltissimi anni di distanza dalle esperienze vissute, come certi “fantasmi” che non hanno alcuna intenzione di cedere il passo alla vita.



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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