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Questo volume, oltre alla splendida, ed inspiegabilmente ignorata traduzione dei Quattro Quartetti, raccoglie tutti gli studi critici che Margherita Guidacci, poeta tra i più grandi del Novecento italiano, ma anche anglista e traduttrice di eccezione, ha dedicato a T.S. Eliot. Se, come scrive la curatrice di questa raccolta, «Eliot ha avuto una parte privilegiata nella formazione della Guidacci […] l’interpretazione guidacciana apre la strada ad una lettura di Eliot che non si limita tener conto dei valori espressivi della sua opera, quanto piuttosto ad identificarne i valori universali e metafisici, senza mai disgiungere però l’esperienza formale da quella spirituale. […] Dalla disamina critica guidacciana appare evidente che, certo, la religione ha avuto nella poesia di Eliot […] un esito creativamente fertile […[ ma spesso fortemente contradittorio, quanto non addirittura da respingere». Di queste contraddizioni ed ambiguità in cui il pensiero di Eliot viene a trovarsi impigliato, la Guidacci cerca di dar conto, quando scrive che, fatta salva la «confortante» bellezza della poesia eliotiana, «ad altre fonti dovremo rivolgerci per attingere la generosità, la speranza e l’amore».
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