Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 032

Marco Francini - Gianpaolo Balli

Il "Gran Maestro" Domizio Torrigiani (1876-1932).

ISBN 88-88172-26-2, 2000, pp. 144, formato 170x240 mm., Euro 15,00 – Collana “Studi e ricerche” [11].

In copertina: Domizio Torrigiani.

indice - presentazione - sintesi

15,00

Abbiamo pubblicato con molto piacere e convinzione questo libro di Marco Francini e Gian Paolo Balli per una serie di motivi che cercherò brevemente di esplicitare.

In primo luogo per motivazioni di ordine politico e culturale. È infatti suggestivo e estremamente interessante analizzare, sia pur in maniera succinta, il rapporto tra fascismo e Massoneria. Infatti molto è stato scritto su questo tema, ma a noi premeva rimarcare il fatto che, nonostante un primo periodo di benevola o addirittura, in qualche caso, entusiastica adesione alla nascita del fascismo, in seguito non potevano non affiorare e poi consolidarsi motivi di profondo dissenso e di decisa riprovazione del fascismo da parte dei vertici del Grande Oriente.

I valori della spiritualità, dell’attaccamento e amore per la patria nati dal Risorgimento, il ripudio di ogni concezione classista e materialista delle istituzioni e dell’economia, trovarono, in un primo momento, una certa assonanza con le enunciazioni – spesso retoriche, ma sicuramente coinvolgenti – di Mussolini e dei primi gerarchi ed intellettuali fascisti. In seguito, però, apparve evidente il profondo, insanabile contrasto tra la sete del potere e la machiavellica concezione dello Stato ed i princìpi di tolleranza propugnati dalla Massoneria; apparve chiara l’impossibilità di far convivere i valori dell’uguaglianza con la concezione etico-filosofica del super-uomo, divenne intollerabile la evidente contrapposizione tra i principi dell’universalismo senza frontiere e quelli del nazionalismo esasperato e retorico di stampo dannunziano.

Soprattutto però il contrasto tra la Massoneria di Palazzo Giustiniani ed il fascismo divenne abissale con l’accordo, interessato e strumentale, di Mussolini con la Chiesa cattolica e con il papato. Questo dissenso, accompagnato da una critica martellante, fu argomento degli interventi pubblici e privati di Domizio Torrigiani e, come reazione, la vendetta del Duce si evidenziò immediatamente attraverso l’ostracismo più duro, le violenze verso le Logge e gli iscritti e, infine, attraverso il duro calvario cui fu sottoposto il Gran Maestro nato e cresciuto nella nostra terra.

Un secondo motivo scaturisce da quello che rappresenta il convinto leit-motiv delle nostre ricerche e delle nostre pubblicazioni: riportare alla memoria – suscitando passioni, sentimenti ed emozioni – vicende che coinvolsero uomini noti o meno noti, tutti  generosamente disposti al sacrificio della propria vita o della propria personale libertà.

Domizio Torrigiani è stato uno di questi. Non ci interessa, in questa circostanza, la rilevanza pubblica e civile di Torrigiani; altri lo ricorderanno nella sua veste prestigiosa nell’Istituzione; a noi interessa l’uomo e, soprattutto, l’uomo che soffrì nel salvaguardare e tutelare i valori della libertà e della democrazia.

Libertà e democrazia che, forse, non tutti vediamo o valutiamo nel solito modo perché sicuramente la concezione massonica di questi due grandi valori non è del tutto simile ad altre filosofie politiche o concezioni culturali e sociali che hanno convissuto o convivono nel panorama delle forze intellettuali e politiche interessate al progresso e al rinnovamento ma libertà e democrazia che acquistano lo stesso valore quando per tutelarle e salvaguardarle si arriva al sacrificio.

 

Un terzo motivo è legato alla modalità e alle caratteristiche della ricerca storiografica degli autori.

Come già in altre circostanze ed in precedenti pubblicazioni gli estensori dei testi, dei quali è nota la collocazione culturale e politica, e che non appartengono alla Massoneria hanno scandagliato con rigorosa obiettività i documenti e le pubblicazioni senza farsi coinvolgere in giudizi di merito, commentando le vicende senza colorirle con considerazioni personali, ma riuscendo ugualmente ad appassionare i lettori suscitando in essi non solo l’interesse per il fatto riportato, ma anche la valutazione e la considerazione dei valori e degli ideali che sottendevano al fatto storico stesso.

 

Un quarto motivo, che appare evidente nelle ultime pagine di questa pubblicazione, deriva dall’affiorare della presenza, nelle vicende finali della vita di Domizio Torrigiani, della gente della nostra terra, di quei contadini o “montanari” che nella notte di tempesta in cui Torrigiani morì volgarmente spiato dalla polizia fascista, aspettarono lungo la strada il passaggio del feretro.

Non passava per loro il Gran Maestro, non passava l’avvocato famoso, non passava l’uomo che aveva dialogato con i rappresentanti del potere, ma passava un loro amico che aveva lasciato la terra ad alcuni di loro, passava il borghese interessato anche al destino degli umili.

 

Il nostro è un piccolo ma convinto contributo a ricordare le vicende finali della vita di una vittima del fascismo ed è anche, lo dico senza presunzione, una testimonianza di quanto è importante, per l’oggi e per il domani, abbattere antichi e ormai obsoleti steccati e portare alla luce del sole e nel cuore della comunità la vita di personaggi non da tutti conosciuti perché forse, sino ad ora, troppo gelosamente custoditi.

 

 

 

Roberto Barontini

Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza

e della Società Contemporanea nella provincia di Pistoia

 

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