Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 123

Massimo Bontempelli

La disgregazione futura del capitalismo mondializzato.

ISBN 88-87296-30-8, 1998, pp32, formato 140x210 mm., Euro 5 – Collana “Divergenze” [19].

In copertina: Vortice di denaro.

indice - presentazione - autore - sintesi

5,00

L’analogia storica, se non è confusa con l’idea falsa e fuorviante di un ritorno ciclico di situazioni identiche, è un potente fattore di illuminazione del presente, qualora si disponga di una buona conoscenza della storia.
Un’analogia illuminante è quella che può essere stabilita tra l’attuale ordinamento capitalistico mondiale, diciamo dalla conferenza di Bretton Woods del 1944 fino ad oggi, e l’ordinamento imperiale romano dell’età antica. Questa analogia generalmente sfugge, perché l’ignoranza storica ci porta ad immaginare l’Impero romano come uno Stato, il cui centro politico possa governare facendo eseguire i suoi ordini da un’amministrazione territorialmente omogenea. In realtà, l’Impero romano era un sistema di leggi generali sullo stato delle persone e le regole degli scambi, un ordinamento monetario globale, una comune civiltà materiale, e un’unica forza armata facente capo all’imperatore. Per il resto, i legati imperiali nelle provincie si trovavano a dover coordinare città ed etnie dotate di proprie istituzioni, magistrature e norme particolari. Parlando della vita di Gesù, ad esempio, non è sempre facile far capire che la sua nascita sotto un re indipendente e prestigioso come Erode il Grande non è minimamente in contrasto con il suo essere nato suddito dell’Impero romano, in quanto Erode, adottando le leggi generali romane, aderendo all’ordinamento monetario imperiale, e subordinandosi alla politica estera e militare romana, teneva un regno incluso nell’Impero di Roma.
Anche il mondo contemporaneo vive in una realtà imperiale, pur nella molteplicità dei suoi Stati e delle sue leggi particolari. Le norme sullo stato delle persone e sulle regole degli scambi sono dappertutto incentrate sulla personalità giuridica individuale, la proprietà privata, il contratto, la libertà d’impresa, il libero consumo. C’è un ordinamento monetario internazionale, con regole di contrattazione universali per le quotazioni delle monete, con il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. La civiltà materiale delle élites è ovunque la stessa: negli aereoporti e negli alberghi delle grandi catene internazionali gente di ogni provenienza e colore usa le medesime tecniche, veste alla medesima maniera, e parla il medesimo inglese internazionale, proprio come i frequentatori delle terme e dei teatri dell’età imperiale romana, eguali da un capo all’altro della costa mediterranea, avevano gli stessi abiti, e parlavano lo stesso latino o lo stesso greco. Certo, nella realtà imperiale contemporanea mancano gli imperatori e le forze armate unitarie, al servizio di una stessa politica estera. Ma si tratta di una differenza non rilevante, se si pensa al fatto che gli Stati Uniti d’America sono l’unica grande potenza militare, e che difficilmente gli altri paesi dell’Impero praticano una politica estera propria. La guerra del Golfo è stata l’attacco imperiale di Bush a un vassallo ribelle, un po’ come l’imperatore Claudio, per fare il primo esempio che mi viene in mente, aveva portato guerra alla Mauretania e alla Tracia, paesi del suo Impero riottosi al suo comando.
Le analogie tra l’antico Impero romano e l’attuale Impero capitalistico mondiale sono impressionanti. Si tratta, in entrambi i casi, di Imperi eretti a tutela delle imprese private di sfruttamento del lavoro, anticamente schiavile, oggi salariato. In entrambi i casi i prodotti dello sfruttamento privato del lavoro sono destinati allo scambio commerciale contro denaro, cosicché l’antico Impero romano si basa sulle rotte navali mediterranee, come l’attuale Impero capitalistico si basa sulla circolazione planetaria di merci e capitali. Il centro dell’Impero, anticamente l’Italia, oggi gli Stati Uniti d’America, è in entrambi i casi il luogo in cui affluiscono le maggiori risorse economiche, ma in disavanzo commerciale con le province più evolute. La Gallia e l’Africa proconsolare entrarono nel mercato italico con forza paragonabile a quella della Germania e del Giappone negli USA.

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