Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Pier Luigi Guastini

La Breda a Pistoia. Dalla San Giorgio all’Ansaldo (1944-1996). Introduzione di Luigi Lotti. Presentazione di Renzo Innocenti. Con una Nota di Luigi Roth.

ISBN 88-87296-11-1, 1998 pp. 200, formato 170x240 mm., Euro 10.

In copertina: Disegno di Giovanni Bianchi, ex dipendente Breda.

indice - presentazione - autore - sintesi

10,00

Questo volume di Pier Luigi Guastini è prima di tutto un’appassionata testimonianza di vita: uno studio sorretto da rigore scientifico, ma permeato dall’afflato personale di chi si identifica con la sua città, Pistoia, e con la Breda, alla quale ha dedicato più di trent’anni della sua operosità. Terminata la sua attività di lavoro e voltosi agli studi universitari, Guastini ha voluto riconsiderare nella sua tesi di laurea la grande fabbrica che di per sé identifica la Pistoia industriale, e il rapporto fra la fabbrica e la città nei suoi aspetti umani e nei suoi aspetti politici.

L’arco cronologico è il cinquantennio dalla seconda guerra mondiale a oggi, ma non senza risalire alla nascita della San Giorgio all’inizio del secolo, che avviò il decollo industriale di Pistoia, ove peraltro era già consolidata una sia pur minore imprenditorialità cittadina a fianco di una prevalente e prospera economia agricola.
La San Giorgio si era sviluppata rapidamente con la costruzione di vagoni ferroviari e ancor più, durante la prima guerra mondiale, con la costruzione di carriaggi militari e soprattutto di aeroplani. Il dopoguerra aveva ricondotto a una produzione prevalentemente ferroviaria, ma pur sempre rispondente a notevoli commesse pubbliche; e comunque presto si giunse a una rilevante espansione, in virtù della politica espansionista del regime fascista e alla conseguente conversione dell’azienda alla produzione di armamenti.

Va da sé che dopo il passaggio del fronte ben poco restava della San Giorgio, per di più smembrata dal trasferimento di parte delle attrezzature nell’Italia settentrionale. Se queste furono riportate a Pistoia, anche per le pressioni operaie, la necessità di una riconversione pressoché totale creò difficoltà tali che già nel 1947 l’intera proprietà passò alla Finmeccanica dell’IRI, che due anni dopo scorporò l’azienda pistoiese trasformandola nelle Officine Meccaniche Ferroviarie Pistoiesi.
Ma pur con le relative garanzie derivanti dall’inserimento nelle Partecipazioni Statali, per vari anni la sua esistenza fu precaria per la non alta richiesta interna, per di più suddivisa dal fatto che ragioni politiche sospingevano le autorità ad affidare commesse ad altre aziende, particolarmente nel Sud.
Fino a prefigurare, verso il 1960, la smobilitazione dell’intero settore.
Fu proprio questa eventualità invece a coagulare attorno all’azienda tutta la città. Che essa fosse ormai un caposaldo dell’economia pistoiese era del tutto ovvio. Per di più questo ruolo sostanziale e anche simbolico aumentava nella fase dell’avvio dei profondi cambiamenti che presto avrebbero radicalmente modificato l’assetto dell’agricoltura, con la fine della mezzadria, gli straordinari passaggi di proprietà anche ai contadini, il parziale abbandono delle campagne, l’inurbamento massiccio. In questo generale sommovimento – solo attenuato dal fiorire dei vivai – mantenere una forte presenza industriale era indispensabile per la città.
S’intende che per decenni e anche dopo la seconda guerra mondiale l’azienda sia stata vista come fucina dei movimenti classisti più avanzati, il socialista prima e il comunista poi; di conseguenza non tutti la consideravano con occhio positivo. Ma nel momento del pericolo gli interessi economici generali prevalsero sulle diversità politiche, sospingendo tutti i partiti a operare per salvare l’azienda: le sinistre dal loro schiacciante potere amministrativo, la DC dal suo determinante potere politico.
Evitata così la smobilitazione, si ebbe al contrario una realtà di grande sviluppo. Trasformatasi nel 1968 la denominazione in Ferroviaria Breda Pistoiesi, l’azienda nel 1973 si trasferì nella nuova grande sede, e si è avviata poi a un’espansione molto rilevante, per di più corroborata anche da positivi risultati economici, protattisi fino ai primi anni novanta, prima dei riassetti e dei rilanci recenti.


* * *


Pier Luigi Guastini ricostruisce la storia della Breda con precisione e con la passione di chi ha vissuto personalmente larga parte di questa vicenda.
Ma il suo studio non vuole essere solo il riesame della vita dell’azienda. Vuole anche approfondire l’immedesimazione con la città. Approfondisce perciò la realtà politica pistoiese dal 1944, la presenza di tre partiti prevalenti, la DC, il PCI e il PSI, poi soprattutto dei primi due, e una minore presenza di liberali, socialdemocratici e repubblicani, significativa quest’ultima nei decenni a noi più vicini.
E si sofferma sul contributo di tutti alla salvaguardia dell’azienda, che assieme al vivaismo costituiva ormai un elemento irrinunciabile dell’economia pistoiese.
Una constatazione questa che sostiene tutta la ricostruzione di Pier Luigi Guastini, e che lo spinge anche in dibattiti e in scritti occasionali ad allargare la visuale all’insieme della realtà economica pistoiese e alle prospettive future. A dimostrazione che la passione personale per la città e per l’azienda della propria vita non si chiude nelle travagliate ma positive vicende passate, ma sospinge a prefigurare un futuro altrettanto proficuo nella nuova realtà tecnologica e industriale di un libero mercato retto dalle norme dell’Unione Europea.

Luigi Lotti


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Con sincero piacere ho accolto l’invito a presentare questa pubblicazione, rivoltomi dall’amico Pier Luigi. Per un pistoiese, infatti, la storia, le fortune e la presenza della Breda Costruzioni Ferroviarie rappresentano non solo un valore fondamentale nella vita pubblica della comunità in cui vive, ma anche un gioiello da esibire ogniqualvolta vogliamo marcare la nostra appartenenza e il nostro attaccamento a Pistoia per il ruolo da protagonista svolto da questa fabbrica nel capitalismo industriale italiano, pubblico e privato.
Il senso e la forza del legame inscindibile tra questa azienda e il tessuto civile, sociale, economico e culturale di Pistoia stanno nelle continue tracce e testimonianze presenti nella storia di questo secolo ed ancora evidenti nei valori e nei comportamenti delle persone.
La presenza della Breda ha senza dubbio permeato e concorso a far crescere Pistoia nel Novecento. L’intima relazione sempre presente tra la città e l’azienda ha influenzato fortemente la stessa evoluzione dell’assetto strutturale di Pistoia, la maturazione della sua cultura e dei suoi valori e forse lo stesso carattere dei pistoiesi. Ogni momento della vita della fabbrica, con i suoi periodi di difficoltà (le guerre) e le crisi strutturali, hanno sempre visto un coinvolgimento diretto ed emotivo dei pistoiesi. I problemi di questa azienda, insomma, non sono mai rimasti confinati ai cancelli ma sono sempre stati vissuti come problemi di un’intera comunità. Questo rapporto è andato oltre la semplice solidarietà tra la società e le istituzioni da una parte e l’azienda dall’altra. Si è instaurata una sorta di simbiosi che, nel corso degli anni, ha visto crescere l’impegno e l’attenzione di tutta la comunità pistoiese verso il ruolo, la presenza e il destino di questa fabbrica che, per parte sua, si è distinta per aver spalmato sul territorio parti importanti e preziose della produzione e per aver intrecciato col tessuto sociale e culturale idee e proposte originali, incisive e di grande prestigio.

Questa passione profonda anima anche il lavoro di Pier Luigi Guastini.
L’assunto da cui parte Pier Luigi è l’essenzialità di questa presenza industriale nella crescita civile e morale di Pistoia. Spesso, sottolineando il ruolo di assoluta importanza, quasi di dipendenza, che ha la Breda nel tessuto economico e produttivo di Pistoia, si dimentica lo scambio di valori e di cultura che si è prodotto fra la città, la vita interna ed esterna della fabbrica, i lavoratori e la popolazione.
Pier Luigi coglie certamente questa intima connessione tra la vita civile di Pistoia e quella della Breda e racconta un’esperienza trentennale di grande valore storico per chiunque è interessato a comprendere le radici e la formazione dei valori dell’odierna società pistoiese.
L’angolatura storico-politica con cui Guastini racconta questi ultimi quaranta anni, non è assolutamente fuorviante dall’obbiettivo generale di misurare il livello di incidenza della presenza della Breda nella crescita della comunità pistoiese perché gran parte delle politiche amministrative del dopoguerra hanno puntato sulla Breda come perno nella costruzione di un sistema economico locale, partendo sempre dalla convinzione della sua centralità nel tessuto sociale e produttivo. La testimonianza offerta da Guastini sugli sforzi, la volontà e l’azione, quasi sempre comune, delle forze politiche pistoiesi a favore della difesa di questa presenza industriale nel futuro dell’economia e della comunità locale arricchisce, quindi, la comprensione di questo intreccio virtuoso tra una città e la sua industria.

Vorrei, infine, spendere alcune parole su quella parte della pubblicazione di Guastini che ricorda le difficoltà conosciute da quest’azienda nei quattro anni successivi alla liquidazione dell’Efim, con i suoi pesanti riflessi negativi sull’occupazione nello stabilimento pistoiese, e sulle speranze legate al rafforzamento del ruolo nazionale ed internazionale di Breda suscitate dal progetto di fusione con Ansaldo e di alleanza con un grosso partner mondiale, indotta dal processo di privatizzazione di Finmeccanica.
La riflessione di Guastini, quindi, giunge nel bel mezzo di una delle tante fasi di trasformazione ed evoluzione vissute dall’azienda in una storia che si appresta ormai a celebrare i primi cento anni di vita.

Guastini racconta con scrupolo e precisione una di queste fasi, forse una delle più difficili attraversate dall’azienda; quella che si è aperta dopo la liquidazione dell’Efim. Ricordo bene quei terribili quattro anni. La preoccupazione che si viveva in fabbrica e nell’intera comunità pistoiese, le incertezze legate alla soluzione degli assetti proprietari, le battaglie, anche durissime, per la difesa dell’industria di via Ciliegiole. Uno sforzo che ha visto ancora una volta accomunata tutta una città.

L’acquisizione da parte di Finmeccanica è stata una vittoria importante, che ha posto fine ad un periodo di incertezza. Ma restano aperti due grandi questioni strategiche per il futuro di questa azienda: la creazione di un gruppo industriale con Ansaldo capace di ridare slancio ad un settore fondamentale come i trasporti per lo sviluppo di un paese che, proprio in questi ultimi tempi, accusa pesanti arretratezze in questo settore e la possibilità di un’alleanza strategica con un grosso partner internazionale per aumentare la capacità di competizione a livello mondiale con i colossi del settore e di penetrazione in mercati ancora poco battuti.
Alla prima questione sono legate scelte di politica industriale che devono vedere Breda recitare un ruolo di primo piano nel polo nazionale dei trasporti. La fusione di Breda e Ansaldo non deve introdurre vincoli alle capacità produttive e commerciali delle due aziende come non deve prevedere ridimensionamenti a danno l’uno dell’altro o sacrifici dell’unitarietà e della specificità di sistemista della Breda.
Occorrono, invece, progetti di sviluppo, attuati in collaborazione con le Ferrovie dello Stato, la Regione, gli enti locali e le Università, che puntino alla ricerca, alla sperimentazione di nuove tecnologie e al miglioramento del servizio di trasporto pubblico su rotaia nelle aree dove sono insediati gli stabilimenti di Breda e Ansaldo.

Infine, voglio sottolineare positivamente che l’opera di Guastini dimostra come un’esperienza lavorativa possa accedere una sincera passione di conoscenza e di approfondimento della storia e dei problemi del proprio luogo di lavoro. Un approccio intelligente e attento alla vita quotidiana che valorizza le caratteristiche più nobili del lavoro come momento qualificante dell’attività di una persona.


Renzo Innocenti

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