Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 145

Luca Grecchi

L’umanesimo della antica filosofia islamica.

ISBN 88-7588-027-1, 2009, pp. 128, formato 140x210 mm., Euro 15. Collana “Il giogo” [31].

In copertina: Miniatura del pittore Behzad, il «Raffaello d’Oriente», 1494. British Museum, Londra.

indice - presentazione - autore - sintesi - invito alla lettura -

15,00

Questo testo si pone in continuità coi nostri due precedenti libri intitolati L’umanesimo della antica filosofia cinese e L’umanesimo della antica filosofia indiana, concludendo questa ideale trilogia. Come per i due precedenti testi, chiariamo sin da ora non trattarsi né di un manuale di storia della filosofia, né di un testo specialistico. Si tratta esclusivamente di una panoramica svolta da una persona che si è fino ad oggi occupata soprattutto della antica filosofia greca, e più in generale della filosofia occidentale, ma che reputa inaccettabile la pressoché totale ignoranza sui principali contenuti della antica filosofia cosiddetta orientale.
Chi scrive non pretende di porsi come esperto, insieme, di filosofia greca, cinese, indiana ed islamica; a nostra conoscenza, nessuno studioso ha mai padroneggiato completamente il pensiero di queste quattro grandi culture. Tuttavia, chi scrive ritiene che una conoscenza, quanto meno nelle sue linee generali, dei principali pensieri antichi, sia necessaria anche allo studioso del pensiero occidentale, qualunque sia il proprio campo filosofico specialistico di studi.
Il lettore italiano dispone oggi, per l’Islam così come per l’India e per la Cina, di buoni manuali di storia della filosofia. Essi però – come è normale che sia, essendo questi testi stati scritti da specialisti di discipline differenti, caratterizzati da approcci differenti – risultano tra loro piuttosto eterogenei. Quanto abbiamo cercato di fare, con questa trilogia, è stato pertanto cercare di offrire un quadro di insieme il più possibile omogeneo del pensiero orientale, per favorire la riflessione ed il confronto. In particolare, riteniamo che il confronto sia possibile solo partendo dal differente contesto storico-sociale in cui questi pensieri si sono costituiti: non è stata praticata dunque nessuna omogeneizzazione “astratta” dei medesimi.
Per chiarezza nei confronti del lettore, riassumiamo qui di avere sempre trovato, sia nel pensiero della antica Cina, sia nel pensiero della antica India, sia nel pensiero dell’antico Islam, due contenuti, sebbene declinati in maniera differente: a) l’umanesimo, inteso come cura dell’uomo rispettosa del cosmo; b) l’anticrematistica, intesa come la opposizione a modalità economico-sociali privatistiche e mercificate. Per onestà nei confronti del lettore, chiariamo però anche – una ovvietà, ma è bene esplicitarla – che spesso si tende a trovare principalmente ciò che si cerca, e che dunque le nostre ricerche (così come, del resto, quelle di tutti gli studiosi) sono indirettamente influenzate dalle nostre posizioni filosofico-politiche.
Concludiamo rimarcando il tratto più specifico che caratterizza questo testo rispetto ai due nostri precedenti, ovvero la relativa ampiezza (sul totale) della parte destinata a confutare l’ideologia antiislamica, così presente nelle attuali società occidentali. Mentre, infatti, con riferimento al pensiero cinese ed indiano vi è al più diffidenza, con riferimento al pensiero islamico vi è spesso, in molti lettori pur colti e preparati, addirittura una vera e propria ostilità. Essa è in larga parte dovuta alle più diffuse rappresentazioni mediatiche di alcuni eventi politico-sociali degli ultimi tempi, quasi sempre genericamente catalogati con la onnicomprensiva etichetta-calderone di “terrorismo islamico”. Dedicheremo alcune pagine a mostrare che le cose non stanno sempre in questo modo, e lo faremo proprio in quanto tale pregiudizio rischia di minare una serena e consapevole conoscenza dei contenuti principali dell’antico pensiero dell’Islam; questa operazione “anti-ideologica” può a nostro avviso essere utile per favorire una migliore convivenza, specialmente in questa epoca cosiddetta di “globalizzazione”.

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