Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 147

Luca Grecchi

L’umanesimo della antica filosofia cinese.

ISBN 88-7588-030-1, 2009, pp. 128, formato 140x210 mm., Euro 15. Collana “Il giogo” [29].

In copertina: Incontro di Confucio e di Lao-tzu. Biblioteca Nazionale, Parigi.

indice - presentazione - autore - sintesi - invito alla lettura -

15,00

Ringrazio di cuore il professor Maurizio xe "Scarpari M."Scarpari della Università Ca’ Foscari di Venezia, per avermi non solo costantemente aiutato nella comprensione di questo campo di studi, ma soprattutto per avermi ragguagliato sullo “stato dell’arte” dei più recenti ritrovamenti di testi letterari e filosofici del periodo della Cina preimperiale (antecedenti, cioè, al 221 a.C., l’anno in cui l’imperatore xe "Chin Shi Huang"Chin Shi Huang Ti iniziò la sua opera di unificazione del paese: è questa l’epoca antica di cui qui ci occupiamo).
Contrariamente alla situazione relativamente statica dei ritrovamenti inerenti la antica filosofia greca, la situazione, per la antica filosofia cinese, è senza dubbio molto più effervescente. Vi sono infatti circa 4.000 frammenti, più e meno corposi, che devono ancora essere letti ed interpretati ma che, ad una prima analisi, possono rivoluzionare le schematizzazioni tradizionali che finora hanno caratterizzato la maggioranza dei manuali; ci vorranno, però, diversi anni prima di poter ottenere un preciso quadro della situazione. Scrivo dunque queste pagine consapevole che il presente potrebbe essere uno degli ultimi libri sulla filosofia cinese redatto con criteri interpretativi “tradizionali”.
Per i motivi anzidetti, oltre che per la sua straordinaria umanità, dedico questo libro a Maurizio Scarpari. La responsabilità per gli eventuali errori presenti in esso rimane, in ogni caso, esclusivamente mia.


Questo libro sull’umanesimo della antica filosofia cinese si pone come il primo di una ideale trilogia, che vedrà in seguito la pubblicazione di altri due nostri volumi, intitolati rispettivamente L’umanesimo della antica filosofia indiana e L’umanesimo della antica filosofia islamica.
La genesi di questa trilogia ha bisogno di una spiegazione. La spiegazione è quella per cui, pur essendoci occupati, fino ad oggi, soprattutto di antica filosofia greca, abbiamo sentito forte una esigenza: occuparci anche dei maggiori pensieri orientali antichi, assai poco conosciuti in Occidente, spesso per errati pregiudizi. Abbiamo inoltre ritenuto che, dati i sempre più frequenti contatti con l’Oriente, fosse necessario fare qualcosa per favorire la conoscenza dei principali fondamenti culturali di questi popoli tra gli studiosi della filosofia occidentale. Questi ultimi infatti, per quanto possano essere straordinari specialisti in ambiti particolari, di solito (salvo eccezioni) ignorano completamente anche i più basilari rudimenti della filosofia cinese, indiana ed islamica, ossia la filosofia di popoli che costituiscono oggi oltre la metà della popolazione della terra.
Il taglio che si è voluto dare a questa trattazione non è comunque di tipo manualistico, come poi meglio preciseremo; nulla di ciò che è essenziale dell’antico pensiero cinese sarà qui trascurato, ma abbiamo cercato soprattutto di analizzare le principali scuole filosofiche della antica Cina all’interno del loro contesto storico-sociale, in quanto siamo consapevoli che le categorie filosofiche non piovono dal cielo, bensì hanno una precisa genesi storico-sociale. Questa genesi, mutatis mutandis, è stata per molti aspetti simile sia nella antica Grecia, che nella antica Cina, che nella antica India, che nella antica penisola arabica: la riflessione filosofica è infatti pressoché ovunque nata come ricerca di verità stabili inerenti la buona vita comunitaria, in grado di contrapporsi, come tale, alla prevaricazione di tutte le forze sociali volte a ricercare la massima ricchezza ed il massimo potere, a discapito di ogni cura dell’uomo rispettosa del cosmo, ossia di ogni umanesimo. La prospettiva dell’umanesimo, in questo senso intesa, è proprio quanto ci sta più a cuore conservare; ciò per diversi motivi, non ultimi quelli legati alla sua indispensabilità anche per il nostro tempo.
Siamo rimasti a lungo incerti se inserire la parola filosofia nel titolo di questi volumi, oppure se parlare più genericamente di cultura cinese, indiana ed islamica. Siamo infatti autori di un libro1 in cui dichiariamo esplicitamente che la filosofia nacque in Grecia (in una situazione sociale in cui la crescente ricerca di denaro e di potere rischiava di travolgere le stabili verità dei tempi antichi, e con esse la dignità dell’uomo), per la contestuale presenza di due elementi costitutivi: la ricerca il più possibile argomentata di una fondata verità dell’intero, e la centralità dell’uomo. Il primo di questi due elementi è solo in modo manchevole presente nelle antiche culture cinese, indiana ed islamica; esso è cioè presente senza quelle compiute modalità dialettiche che invece caratterizzavano l’antica filosofia greca, e dunque la filosofia tout court. Tuttavia, il termine cultura ci è sembrato troppo generico per una tematica che, occupandosi del senso della vita umana, rimane comunque quella propriamente filosofica, indipendentemente dall’utilizzo nel pensiero cinese di un termine analogo2 (non sempre, in un dato contesto storico-culturale, la mancanza di un termine implica anche la mancanza del concetto corrispondente).
Concludiamo questa breve introduzione rimarcando che, quando si scrive un libro, sarebbe bene sempre porsi la domanda: Perché lo stiamo scrivendo?, unita ad un’altra: Non esiste già qualcosa di analogo?. Alla prima domanda pensiamo di avere risposto all’inizio, affermando che esso può essere utile sia per la attuale situazione sociale di crescente integrazione fra Oriente ed Occidente, e sia per la diffusa ignoranza della filosofia orientale anche da parte dei principali studiosi della filosofia occidentale. Alla seconda domanda rispondiamo ora dicendo che, a nostro avviso, non esiste su questo argomento granché di analogo, almeno in Italia. Vi sono certo, oltre a manuali di carattere divulgativo, studi universitari che si occupano in modo approfondito di pensiero cinese, indiano ed islamico; tuttavia, questi studi presentano solitamente un carattere iperspecialistico, declinandosi prevalentemente in termini filologici e storici. Non ci risultano insomma testi che si occupino complessivamente di queste antiche filosofie rapportate, al contempo, al contesto storico-sociale dell’epoca ed alle questioni eterne tipiche del pensiero filosofico.
È necessario ancora precisare che questo libro non è un manuale complessivo di filosofia cinese, e per questo motivo non sarà qui ripercorsa la intera storia della stessa, con la indicazione di tutti coloro che ad essa hanno dato un contributo. Questo libro si occupa solo dell’umanesimo dell’antico pensiero cinese (e dell’antiumanesimo dello stesso, anch’esso presente, sebbene in minima parte), ed in particolare delle tematiche principali di tale pensiero, che si può appunto a nostro avviso, nella sua essenza, qualificare come umanistico.
Chiariti, come doveroso, l’orizzonte, il contenuto ed i limiti di questo libro, si può ora passare alla lettura dello stesso.

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