Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 180

Alessandro Monchietto

Per una filosofia della potenzialità ontologica.

ISBN 88-7588-060-3, 2011, pp. 64, formato 140x210 mm., Euro 5 – Collana “Il giogo” [42].

In copertina: Georges De La Tour, Ragazzo che soffia su una lampada.

indice - presentazione - autore - sintesi

5,00

Gli individui della tarda modernità scivolano sempre più verso una resa incondizionata alla logica del mondo: la cornice in cui si svolge la vita sociale assume i tratti della fatalità insensata, le leggi della finanza valgono per gli uomini come una “necessità naturale” ed i movimenti del mercato, divenuti imprevedibili come i terremoti e le inondazioni, si abbattono sugli uomini con la stessa forza e inevitabilità delle catastrofi naturali.

Lo statuto del mondo diviene in qualche misura intrasformabile – qualcosa che non deve essere più «cambiato», ma «sopportato» – ed in tal modo si impone un orizzonte di senso gelido e cristallizzato che tacitamente ci esorta a coltivare una prassi di sobria astensione. La più grande vittoria del sistema consiste nell’aver persuaso le menti non delle proprie qualità quanto del proprio carattere fatale: il capitalismo non pretende di essere perfetto, sostiene che non esistono alternative.

In un’epoca in cui i rapporti umani assumono la forma fantasmagorica di rapporti tra cose, ed in cui gli individui nella propria quotidianità chinano devotamente il capo di fronte al prodotto del loro lavoro sociale (dotato di una logica autoreferenziale indifferente se non ostile alla volontà dei propri artefici) riprendere il programma fichtiano e marxiano volto a sottrarre gli individui al feticismo e alla cosalità dei rapporti umani può non essere cosa vana.

Ciò a cui tende questo breve scritto – che assume la forma di un confronto-scontro con il pensiero di Diego Fusaro  –  è fornire alcuni strumenti utili a favorire un «ritorno del possibile» e a defatalizzare il disincantato orizzonte postmoderno, cogliendo negli eventi quella dimensione di “virtualità” che invita ad una loro trasformazione.

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