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Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno una cicogna? - K. BLIXEN
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Cat.n. 186

Luca Grecchi

Il presente della filosofia nel mondo.

ISBN 978-88-7588-065-1, 2012, pp. 208, formato 140x210 mm., Euro 15 – Prefazione di Costanzo Preve – Postfazione di Giacomo Pezzano: «Nur noch Griechenland kann uns retten» – Collana “Il giogo” [45].

In copertina: C. Brancusi, Uccello nello spazio, 1923.

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15,00

Mantengo, con questo libro, un impegno che presi cinque anni fa, nel 2007, in occasione della pubblicazione del mio Il presente della filosofia italiana; in quella sede, infatti, dichiarai che presto avrei realizzato un testo analogo che si sarebbe però occupato dei maggiori filosofi non italiani contemporanei, per cogliere le principali tendenze di fondo della filosofia nelle varie parti del globo.

La struttura di questo libro sarà, per analogia, la medesima di quella del libro del 2007: saranno cioè analizzati singoli volumi, da me ritenuti particolarmente significativi (solitamente editi dopo il 2000), di alcuni fra i più conosciuti filosofi contemporanei, per trarre conclusioni generali sulla riflessione del nostro tempo. Come scrissi anche allora, il fatto che sarà analizzato un singolo libro anziché la produzione complessiva di ogni autore, può per alcuni aspetti costituire un limite, ma a mio avviso non in maniera eccessiva; ho sempre, infatti, considerato le opere più importanti (almeno per me) nella produzione filosofica di ogni autore, ed ho in ciascun caso inserito qualche breve nota di inquadramento generale. Ritengo inoltre – pur reputando pertinenti le osservazioni di Platone secondo cui lo scritto, per difendersi dalle critiche e parlare in modo compiuto, necessita comunque dell’intervento dell’autore – che ogni libro debba sempre potersi reggere sulle proprie gambe. Dicendo questo, non voglio affatto sostenere che i filosofi veri, ossia quelli che strutturano il proprio discorso in modo fondato e sistematico (oltre che onesto, evitando inutili ripetizioni), non debbano fare riferimento ad altri loro libri per rimandare al luogo in cui proprie tesi specifiche sono meglio argomentate; tuttavia, ogni libro è sempre un’opera autonoma, di cui il lettore deve poter cogliere il senso complessivo, nonché il messaggio di fondo, senza bisogno di rimandi.

In testi come questo, la selezione dei filosofi (e per conseguenza dei temi) da analizzare è il compito primario. Oltre che per la rilevanza e la notorietà, ho selezionato i pensatori – e, all’interno della loro opera, i singoli libri – che avevano le maggiori cose da dire, al nostro tempo in generale ed a me in particolare. Molti nomi famosi, per quanto ritenuti importanti, non saranno dunque considerati per il semplice fatto che i loro testi, per quanto ottimi, mi sono sembrati o poco degni di considerazione complessiva (magari perché troppo specialistici), o comunque non intonati ai miei interessi. Riconosco che questo criterio di selezione possiede ampi margini di soggettività, ma questo libro – nonostante sia sorretto da una unitaria visione filosofica di fondo – non è un’opera che si pone fini enciclopedici di completezza, sicché un certo grado di “soggettività”, oltre che ineliminabile, può a mio avviso essere accettato; chi, peraltro, mi legge da anni, conosce bene le tematiche che mi appassionano, ma sa anche che nel trattarle, pur prendendo sempre posizione, cerco in ogni caso di assicurare, innanzitutto, una descrizione “oggettiva”.

Rispetto al testo del 2007 sui filosofi italiani, un aspetto positivo dell’occuparsi di filosofi stranieri sarà che, stavolta, eviterò le lamentele di vari collaboratori di professori universitari italiani, ossia dei pensatori di cui nel libro precedente mi ero occupato (i filosofi oggi sono quasi sempre docenti universitari). Dopo la pubblicazione de Il presente della filosofia italiana, infatti, sono stato in almeno due casi “criticato” per essere stato eccessivamente duro nelle mie analisi e nei miei giudizi; a parte però il fatto che una critica di “durezza” non è di per sé una critica (la critica deve sempre riguardare i contenuti espressi o la forma espositiva), vorrei in merito rimarcare che la filosofia deve proprio essere radicale – e dunque, se serve, anche “dura” – per essere realmente filosofica, ossia deve andare alla radice, al fondamento delle cose. Per questo motivo ho risposto a costoro, e continuerò sicuramente a farlo in casi analoghi, che fra gli scopi dei miei libri non vi è mai stato il “mantenere buoni rapporti” con accademici importanti, ma sempre e solo l’offrire una disamina critica del tema analizzato, ed una descrizione/valutazione veritativa della realtà; questo il “patto non scritto” presente nei miei libri, da cui non intendo derogare, per il semplice fatto, innanzitutto, che facendolo mi sentirei a disagio.

Per quanto riguarda la contestualizzazione di questo scritto all’interno della mia produzione filosofica complessiva, nonostante la questione possieda una rilevanza solo personale, vorrei rimarcare come esso segni un piccolo passaggio all’interno della medesima. Ritengo infatti di avere sostanzialmente concluso la mia complessiva interpretazione della filosofia greca1, e di dover dunque passare, sul piano storico, alla analisi del pensiero moderno e contemporaneo, da me finora affrontati solo in poche occasioni2. Vorrei inoltre trattare, in futuro, solo tematiche filosofico-politiche importanti3, dunque abbandonare testi monografici e scritti di occasione (a meno che, appunto, non rivestano un significato generale); vorrei fare ciò, soprattutto, in vista di quella che, sul piano teoretico, dovrebbe essere la mia opera sistematica, il cui titolo annuncio da tempo (Metafisica umanistica. La struttura sistematica della verità dell’essere), ma che continuo a rimandare. Spesso, per questi lavori sistematici, che si vorrebbero fatti per rimanere nel tempo, l’anzianità dell’autore giova, in quanto consente l’accumulo di conoscenza ed esperienza; in filosofia inoltre, così come nella vita, negli anni tendenzialmente si migliora (salvo casi di radicali cambiamenti di idee, dovuti però di solito a motivi di tipo utilitaristico), sicché questo continuo rinvio potrebbe essere un bene. Tuttavia, la vita non è mai al riparo dalla morte, per cui non bisogna nemmeno attendere troppo se qualcuno ritiene di avere cose importanti da dire o da fare; anche in questo campo sono per i progetti di ampio respiro.

Concludo segnalando che il parallelo con il precedente Il presente della filosofia italiana si ha anche nella conferma dei temi più rilevanti presenti nel pensiero contemporaneo, che ho riscontrato essere i medesimi sia in Italia che altrove. In quel libro distinguevo esplicitamente – qui lo farò solo in modo implicito – le correnti principali della filosofia contemporanea in “razionalista” e “simbolica” (anche se rimarcavo come le due correnti più interessanti fossero quella “metafisica” e “radicale”). In questi anni ho consolidato questa convinzione, giungendo anzi a ritenere che la filosofia contemporanea vive proprio della falsa opposizione, o meglio della “solidarietà antitetico-polare” fra polo razionalistico (filosofia analitica, epistemologia, scienze cognitive, ecc.) e polo simbolico (ermeneutica, relativismo, mistica, ecc.). Questi due poli infatti sono, per come affrontati dalla modernità, in solo apparente conflitto, in quanto costituiscono in realtà un unico blocco al proprio interno solidale; tale solidarietà antitetico-polare, su cui campano da anni – accentuando una fittizia opposizione – i vari maitres à penser della ideologia dominante, consente di escludere dal centro del dibattito filosofico la vera filosofia, il cui contenuto è invece da sempre, ossia dalla antica Grecia, rappresentato dalla comprensione ontologica e dalla contestuale valutazione assiologica della totalità sociale.

L’opposizione artificiosa fra “razionalisti scientifici” e “simbolici evocativi” descrive lo scorrimento orizzontale oggi prevalente della “merce filosofica”; questo scorrimento orizzontale è talvolta “tagliato” verticalmente, appunto, dall’alto dalla metafisica (che richiama alla comprensione ontologica dell’intero, anche se spesso in modo astratto), e dal basso dal radicalismo (che richiama alla valutazione assiologica dell’intero, anche se spesso in modo non fondato). Per questo motivo, ossia per ritornare ad una comprensione/valutazione onto-assiologica dell’intero concreta e fondata, ossia ad una vera filosofia, ho nei miei scritti delineato la necessità di giungere ad una metafisica umanistica, ovvero ad una struttura sistematica di significati che, fondata sull’uomo come soggetto trascendentale ed incentrata sulla critica alla crematistica antiumanistica (ovvero alla ricerca fine a se stessa di denaro e potere, negatrice della natura razionale e morale degli uomini), realizzi realmente quell’orizzonte complessivo di pensiero e di azione in grado di favorire un miglioramento delle modalità sociali. Questo lo scopo che, da sempre, è proprio della filosofia, e che dunque anche questo libro vorrebbe riproporre.

 

 



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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