Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 191

Claudio Lucchini

Il cervello e il bene. Considerazioni sulla possibilità di un universalismo radicalmente democratico. Presentazione di Giacomo Pezzano.

ISBN 978-88-7588-100-9, 2012, pp. 96, formato 140x210 mm., Euro 10 – Collana “Il giogo” [48].

In copertina: Michelangelo Buonarroti, «Prigioni», 1520-1534 circa; Firenze, Galleria dell'Accademia. In prima di copertina: Atlante; in quarta: Schiavo che si desta.

indice - presentazione - autore - sintesi

10,00

I tre saggi qui raccolti si propongono di offrire alcuni spunti di riflessione gravitanti attorno ai problemi sollevati dall’elaborazione filosofica di un’etica universalistica, necessariamente anticapitalistica, inserita nel quadro di un’ontologia sociale materialistica.

Da un lato, essi respingono ogni giustapposizione adialettica tra scienza e filosofia, che impedisca a quest’ultima di confrontarsi realmente, specificamente, con le dense problematiche antropologiche derivanti dalle attuali ricerche scientifiche sull’uomo e sullo sviluppo delle sue facoltà. D’altro canto, vengono ribadite con forza le fondamentali finalità etico-sociali del discorso filosofico, denunciando la sterilità di quegli infiniti sproloqui metodologici o epistemologici o piattamente filologici, i quali mai si confrontano coi problemi reali dello sviluppo concreto dell’autocoscienza umana e del suo arduo cammino, non garantito una volta per tutte nei suoi esiti, per giungere alla costituzione storico-sociale di una quotidianità mediamente foriera di riconoscimenti intersoggettivi disalienanti, «generici per sé», insomma radicalmente democratizzanti.

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