Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Ricerche aristoteliche. Etica e politica in questione. Introduzione e cura di Giulia Angelini

ISBN 978–88–7588-283-9, 2021, pp. 328, formato 140x210 mm, Euro 30 – Collana “Il giogo” [135].

In copertina: Copia romana in Palazzo Altemps del busto di Aristotele di Lisippo.

indice - presentazione - autore - sintesi

30,00

Giulia Angelini

Introduzione

Il seguente volume, Ricerche aristoteliche. Etica e politica in questione, parte da una serie di problematiche che, riprendendo delle espressioni comunemente utilizzate dalla critica, si addensano sull’etica e sulla politica dello Stagirita, “etica” e “politica” che, per il momento, assumiamo al di fuori di una concettualizzazione precisa proprio per non orientare fin da subito il discorso in una direzione già prestabilita: infatti, lo scopo di questa collettanea è ritornare su questo nodo, che è tutto tranne che risolto.

Tenendo conto di come se ne sia discusso fin dall’antichità,1 ci si potrebbe infatti chiedere: che cos’è l’etica? Che cos’è la politica? Qual è il loro fine? A chi si riferiscono? Qual è il collegamento tra le due? Ma ancora, passando ai trattati, che sono pure delle siste­matizzazioni successive da cui è stato codificato un certo tipo di linguaggio, qual è il rapporto tra le Etiche e la Politica sia in sé che rispetto alla continuità e discontinuità di certi temi?

Al cuore di tutte queste domande, vi è ovviamente la questione dell’ἐπιστήμη, che, ancora prima di essere riferita acriticamente all’etica e alla politica, dovrebbe essere indagata di per sé: ammesso e non concesso che entrambe siano scienze (o che, più precisamente, siano due scienze separate),2 che tipo di sapere caratterizza questi trattati?, dove ovviamente questo problema costringe a porre quell’altro problema della filosofia pratica, cioè, della precisa modalità di sapere che ha come fine l’azione.

Tra l’altro, è proprio all’interno della tradizione della philosophia practica (che, come ogni tradizione, etimologicamente tradisce)3 che il rapporto tra l’etica e la politica è stato rigiocato per secoli,4 proprio perché, per secoli, il piano del singolo e il piano comunitario sono stati pensati per quello che sono, cioè, in una forte interconnessione: come vedremo tra poco, questo è il significato della stessa espressione per cui l’uomo è uno ζῷον πολιτικόν, che, se assunta radicalmente, porta con sé un vero e proprio riorientamento gestaltico nell’indagine.

Tuttavia, occorre fare una precisazione che, seppure in maniera un po’ particolare, spiega il senso di queste pagine che stiamo presentando.

Infatti, di contro allo scenario testé velocemente riassunto, nella nostra epoca abbiamo assistito a un’altra tendenza – affondante le sue radici nella riorganizzazione kantiana del sapere –,5 che, essendo più o meno esplicita, più o meno forte, più o meno consapevole, ricadrebbe in quella che, aristotelicamente, è la stessa δόξα che appartiene a ogni tempo.

Anzi, anche a fronte di una vera e propria inflazione del dibattito (che si inserisce nell’ultraspecializzazione della nostra accademia), non che non ci siano state più interrogazioni sull’etica e sulla politica, ma raramente esse sono considerate insieme, dove, lo ripetiamo, questo “insieme” è tutt’altro che scontato: si potrebbe dire che ora l’attenzione si è radicalmente spostata su altre questioni, che, non senza conseguenze, eludono questo nodo fondamentale. [… continua a leggere nel libro …]

1 A tal proposito, cfr. E. Berti, Aristotelismo, il Mulino, Bologna 2017, pp. 159-182.

2 Tenendo conto di come questo sia un problema discusso in alcuni saggi di questa collettanea, per questa questione, cfr. C. Pacchiani, Aristotele: la giustizia virtù politica, in «Filosofia politica», XV, 1 (2001), pp. 29-50, che, soprattutto nella parte iniziale, pone esplicitamente questa questione.

3 Qui si fa riferimento alla sovrapposizione tra ἐπιστήμη πρακτική e φρόνησις che ha causato la tripartizione, della successiva philosophia practica, in etica, politica ed economica: rimandando a F. Volpi, Filosofia pratica, in Aa. Vv., Enciclopedia del Novecento, Vol. X, Supplemento II, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1998, pp. 629-638 per un approfondimento, il punto centrale è che, a causa della confusione tra scienza e virtù, alla fine sono state proiettate sulla prima delle caratteristiche della seconda.

4 Cfr. M. Scattola, Dalla virtù alla scienza. La fondazione e la trasformazione della disciplina politica nell’età moderna, Franco Angeli, Milano 2003.

5 Per questo, si rimanda sempre a F. Volpi, Filosofia pratica, cit.

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