|
|
Struttura e argomento di The Origins of Totalitarianism hanno costituito un problema per critici e lettori: la sua peculiare organizzazione suscitò, sin dalla pubblicazione (1951), perplessità circa i reali obiettivi dell’opera. Articolata in tre parti Antisemitismo, Imperialismo, Totalitarismo approssimativamente della stessa consistenza, essa, in effetti, dedicava al totalitarismo solo la terza, nella quale, per altro, i riferimenti alle due precedenti risultavano scarsi.
Il titolo poteva suggerire che le prime due parti trattassero le origini e fossero funzionali all’analisi di una particolare forma politica: il nazismo. A sorpresa, tuttavia, la terza parte trattava anche il bolscevismo sovietico staliniano, che con quelle origini sembrava aver poco a che fare. Ad aumentare le perplessità sull’organicità e solidità dell’impianto contribuì anche la posteriore, tormentata vicenda editoriale dell’opera. Le origini del totalitarismo appare dunque libro estremamente complesso, denso di temi intrecciati e ricco di spunti, che rendono tuttavia difficile afferrarne il nucleo centrale.
Questo studio si propone di far emergere progressivamente, dai materiali prodotti da Arendt in quasi un ventennio (dai primi anni Trenta alla fine dei Quaranta), la linea di pensiero che attraversa l’opera nella sua prima edizione, per indicarne stratificazioni e articolazione, manifestandone soprattutto la natura di work in progress. I sentieri dell’ingiustizia, titolo cui Arendt aveva pensato per una edizione tedesca del suo libro, si riferisce a quelle correnti sotterranee (antisemitismo, pulsione espansionistica, razzismo) che avevano minato sottotraccia la storia occidentale, palesandosi infine brutalmente nelle contemporanee esperienze totalitarie.
|