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Nota introduttiva
di Vittorio Morfino
L’interpretazione dell’opera di Marx ha accompagnato l’intera vita di Fulvio Papi. A partire da Marx, su Marx, Papi ha lavorato da sempre, sin dai tempi della militanza nel Partito Socialista e della vicedirezione dell’Avanti! E proprio questa militanza ha segnato in modo decisivo il rapporto con Marx e con il marxismo: non un semplice oggetto di studio, non una mera esercitazione accademica, ma uno strumento da mettere a fuoco per pensare e agire nel mondo, per combattere le diseguaglianze. In una lettera che accompagnava l’invio del suo ultimo volume dedicato al Moro di Treviri, Dalla parte di Marx1 o, come amava dire lui con vezzo proustiano, «du côté de chez Marx», mi scriveva:
Probabilmente volevo chiudere una storia che mi riguardava: 1) il Marx dello storicismo; 2) il Marx letto nella epistemologia di Althusser2.
In realtà questa storia si era chiusa prima, agli inizi degli anni Ottanta, quando Papi pubblicava il frutto di uno straordinario lavoro collettivo del suo gruppo pavese, il Dizionario Marx Engels3, a cui seguirà più di dieci anni dopo la pubblicazione del suo capolavoro, Il Sogno filosofico della storia. Interpretazioni dell’opera di Marx4.
Questi tre testi compongono una lettura originale del pensiero di cui ho dato conto altrove5. Torniamo alle due fasi precedenti.
Nella nota autobiografica che lui stesso ha redatto per la Fondazione Corrente Papi ne offre una più dettagliata articolazione parlando di un’influenza gramsciana, seguita da una fascinazione per il pensiero di Giulio Preti, e descrivendo l’incontro con il primo Althusser come il momento di una presa di distanza dal giovane Marx inteso come una risorsa filosofica.
Althusser, come scrive Papi, «fu una lettura che non consentiva alcun ritorno». «Ciò che contava era l’analisi teorica del Capitale intorno al modo di produzione capitalistico».
Tuttavia, Papi aggiunge immediatamente: «Non ho mai condiviso il rapporto scienza-filosofia e scienza-politica in Althusser». L’essenziale era invece che Althusser permetteva
l’ingresso in una nuova dimensione dove [si potevano trovare] i temi delle formazioni discorsive di Foucault e la critica di Derrida al rapporto significante significato e l’inconscio lacaniano come linguaggio.
Dunque per Papi Althusser è stato un punto di non ritorno nella lettura di Marx ma non un punto di arrivo. Punto di non ritorno rispetto al rifiuto di una lettura religiosa del testo marxiano e nella capacità di penetrazione di quello stesso testo.
L’articolo che qui presentiamo, uscito originariamente sulla rivista che Papi ha fondato e diretto negli anni Settanta all’Università di Pavia, «Materiali filosofici», appartiene a quello che Papi ha definito come il proprio periodo althusseriano, cosa che, del resto, viene dichiarata apertamente. Scrive Papi:
senza il saggio di Althusser sugli Apparati ideologici di stato e senza i Cinque Studi di materialismo storico di Balibar scrive Papi non avrei posseduto le basi per la costruzione del problema6.
Non sorprende in questo senso allora che Papi legga il feticismo della merce in Marx come una «deriva filosofica» legata ad una impronta umanistica e storicista. In altre parole, secondo Papi, nel corpus marxiano coesistono due piani: una critica filosofico-idealista (che include il feticismo) e una pratica teorica materialista vera e propria, che emerge dalla critica dell’economia politica come analisi dei rapporti sociali e che può essere sviluppata quanto all’analisi delle ideologie se si pensa queste ultime non come mere «illusioni» della coscienza, ma come strutture materiali di organizzazione dell’immaginario che riproducono i rapporti sociali in un determinato equilibrio di classe.
Una teoria delle ideologie e qui l’influenza del saggio althusseriano sugli apparati ideologici di Stato è evidentissima deve quindi essere costruita a partire dall’analisi concreta dei dispositivi materiali (scuola, famiglia, mercato, apparati statali) che veicolano l’immaginario sociale.
Il feticismo è allora una forma importante della pratica ideologica borghese, dell’immaginario borghese, che Marx ha rivolto contro il capitalismo, ma non può in alcun modo essere eretto a modello generale di una teoria materialistica delle ideologie, la quale deve invece fondarsi sulla pratica dell’analisi ideologica come prassi di sapere positivo e come strumento di lotta egemonica nella transizione sociale.
Tuttavia, all’interno di questo quadro marcatamente althusseriano emergono degli elementi di grande originalità:
1) la presa di distanza dal concetto di «rivoluzione scientifica» in cui Papi vede il rischio di «enfatizzazione dell’idea di scientificità di un oggetto come appartenenza al sistema delle scienze»7, rischio che oltre ad un generico intellettualismo porta con sé la «rimozione della specifica congiuntura in cui si è prodotto l’oggetto teorico»8. Il tema della rivoluzione scientifica allora è secondo Papi «un argomento di esportazione sociale del proprio oggetto, l’uso di un topos assodato nella ‘cultura’»9. In altre parole: un tema ideologico. E qui Papi vede un rischio assai più grande:
il congelamento dei risultati determinati della pratica teorica [di Marx] in un oggetto qualsiasi pensato come scienza e uno dei modi per cui si corre il rischio di pensare che «la scienza è accaduta» con conseguenze «scolastiche»10.
2) L’impossibilità di pensare i testi maturi di Marx in un quadro risolutamente antiumanistico: a partire da un’analisi delle Formen, Papi afferma con nettezza:
credo sia assurdo nascondere l’umanesimo presente nei testi di Marx.
Proprio intersecando questi due momenti di originalità, che sono altrettante critiche al canone di lettura althusseriano, troviamo forse l’elemento più interessante della lettura di Papi. I testi di Marx devono essere letti ci dice nella loro temporalità materiale, evitando proiezioni anacronistiche o sistematiche che ne forzino la coerenza. Proprio di fronte alle pagine sul Carattere di feticcio della merce e il suo arcano Papi ci offre un esempio paradigmatico di questa metodologia di lettura che parte non dall’omogeneità di un logos in cui si specchia il principio dell’autore, ma dalla materialità complessa di un testo stratificato:
Ciò significa scrive Papi che vi appaiono organizzati molti effetti di un non-detto. Una lettura corretta esige che per ogni effetto si produca il suo sistema geologico11.
E ancora:
Le pagine sul feticismo della merce sono il risultato di una serie di combinazioni, quasi il precipitato di possibilità di costruzione testuale sedimentate nel repertorio marxiano: alcune di queste possibilità sono pienamente visibili, altre agiscono nella forma dell’assenza. Tuttavia è necessario non rimuovere lo spazio che esse occupano e quindi non eludere la produttività che ne deriva. Ciò soprattutto perché le pagine marxiane non sono trasparenti. Il testo vi appare costruito secondo una procedura di incastri di provenienze diverse, organizzate per un effetto concomitante e soltanto la ricostruzione di questi luoghi di provenienza può offrire una lettura che non avvenga lasciando al margine troppi residui12.
Non voglio entrare nello specifico della lettura di Papi, preferisco lasciare al lettore il piacere di una vera e propria avventura intellettuale, bella e difficile, come la sua prosa. Mi limito ad accennare al principio che la guida: la presenza nel testo di Marx di una stratificazione, di due differenti organizzazioni del discorso che danno luogo a due differenti critiche della merce:
L’una è una critica storicista e idealista della merce come oggetto reale di cui l’economia politica dà la rappresentazione astratta e immediata; l’altra è una critica delle categorie dell’economia politica che, come si sa, avviene all’interno della produzione di un altro oggetto teorico, il modo di produzione capitalistico. L’una è una ripetizione filosofica, l’altra nasce come risultato di una pratica teorica nuova. In Marx coesistono queste organizzazioni di discorso, l’una con la sua archeologia, l’altra come apertura di ripetizioni13.
Ora, proprio la ricostruzione archeologica che Papi propone di queste pagine marxiane mi sembra un contributo di primaria grandezza con cui gli studiosi contemporanei non possono non confrontarsi.
Note
1 F. Papi, Dalla Parte di Marx. Per una genealogia dell’epoca contemporanea, Mimesis, Milano 2014.
2 F. Papi, per litteras.
3 F. Papi (a cura di), Dizionario Marx Engels, Zanichelli, Bologna 1982; seconda edizione Hoepli, Milano 2021.
4 F. Papi, Il sogno filosofico della storia, Guerini, Milano 1994, seconda edizione con una prefazione di S. Borutti, Pgreco, Milano 2025.
5 V. Morfino, Fulvio Papi interprete di Marx in S. Borutti, V. Morfino, L. Vanzago (a cura di), Pensare con Fulvio Papi, Mimesis, Milano 2025, pp. 23-24.
6 Infra, p. 34.
7 Infra, p. 40.
8 Ibidem.
9 Infra, p. 41.
10 Infra, p. 42.
11 Infra, p. 47.
12 Infra, p. 51.
13 Infra, p. 39.
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