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Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno una cicogna? - K. BLIXEN
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Cat.n. 534

Fulvio Papi

Feticismo, teoria delle ideologie (e derive marxiane). Nota introduttiva di Vittorio Morfino.

ISBN 978-88-7588-324-9, 2026, pp. 112, formato 130x170 mm., Euro 10 – Collana “Multiversum” [2].

In copertina: Wassily Kandinsky, Black Chopsticks, 1922.

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Al centro di questo testo di Fulvio Papi, apparso per la prima volta come lungo articolo sulla rivista «Materiali filosofici», vi è una tesi storiografica estremamente netta: il feticismo della merce in Marx è una «deriva filosofica» legata ad una impronta umanistica e storicista. Questa prima tesi ne porta con sé un’altra, secondo cui nel corpus marxiano coesistono due piani: una critica filosofico-idealista (che include il feticismo) e una pratica teorica materialista vera e propria, che emerge dalla critica dell’economia politica come analisi dei rapporti sociali e che può essere sviluppata quanto all’analisi delle ideologie se si pensa queste ultime non come mere “illusioni” della coscienza, ma come strutture materiali di organizzazione dell’immaginario che riproducono i rapporti sociali in un determinato equilibrio di classe. Ne deriva un’indicazione metodologica generale su come debbano essere letti i testi di Marx: essi devono essere restituiti alla loro temporalità materiale, evitando proiezioni anacronistiche o sistematiche che ne forzino la coerenza. Proprio di fronte alle pagine sul Carattere di feticcio della merce e il suo arcano Papi ci offre un esempio paradigmatico di questa metodologia di lettura che parte non dall’omogeneità di un logos in cui si specchia il principio dell’autore, ma dalla materialità complessa di un testo stratificato.



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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