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| Cat.n. 548 |
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Diego Lanza
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Il mio dio e il tuo. In dialogo con Paolo Naso, Dire Dio, nonostante tutto; Daniele Garrone, Un confronto partendo dai miei studi; Anna Beltrametti, Note personali a margine.
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ISBN 978-88-7588-437-6, 2026, pp. 160, formato 130x170 mm., Euro 15 – Collana “coralli di vita” [8].
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In copertina: Statua di Ebil-il, sacerdote del tempio di Ištar, nella città di Mari, nel Vicino Oriente, risalente al XXV secolo a.C., oggi conservata al Museo del Louvre di Parigi.
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indice - presentazione - autore - sintesi
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| € 15 |
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Un piccolo sorprendente libro che riprende un saggio di Diego Lanza e lo pone come base di un dialogo fecondo con Paolo Naso, studioso eminente di scienza politica e di politica delle religioni, con Daniele Garrone, studioso di riferimento per l’Antico Testamento e con Anna Beltrametti, studiosa di Letteratura greca e Drammaturgia antica, testimone diretta degli anni più fecondi del magistero di Lanza. Il saggio, pubblicato nel 2011, non trovò immediatamente la stessa attenzione che al solito accompagnava gli scritti di Lanza fin dall’uscita. Eppure, come ora confermano le osservazioni di Naso, Garrone e Beltrametti, coglieva con estrema lucidità i grandi temi che allora si preannunciavano quasi in sordina e che oggi i sanguinosi conflitti del Medio Oriente rendono ineludibili e urgenti. Avviando la sua analisi dall’apologo medievale delle “tre anella” con l’andamento più quieto da studioso del folklore, Lanza con sempre maggior vigore argomentativo e sulla base di fonti eccellenti introduce e accompagna i lettori a mettere a fuoco le più scottanti questioni della nostra contemporaneità: il rapporto tra monoteismo e politeismo, tra relativismo e esclusivismo religioso, tra appartenenza religiosa e appartenenza etnica, tra il principio di identità etnica dei popoli e il principio di legittimo possesso delle terre. Lanza infine riaccompagna i suoi lettori al biblico mito di Babele, alle sue numerose, variabili e ambigue valenze simboliche. Come leggere quel mito sullo sfondo del Medio Oriente inquieto di 15 anni fa e del Medio Oriente devastato di oggi? Significa la condanna divina dell’umanità superba all’incomunicabilità e ai conflitti permanenti o la ricca promessa di un pluralismo culturale e religioso sempre comunque rispettoso dell’essenza più profonda della comune sostanza umana?
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