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Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno una cicogna? - K. BLIXEN
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Cat.n. 549

Anna Beltrametti

Pasolini, Petrolio. I classici non sono più una risorsa per raccontare la contemporaneità. Ricerca (e fallimento) di una narrazione totale. Prefazione di Jean Soldini: La persistenza di un cosmo minore.

ISBN 978–88–7588-446-8, 2026, pp. 128, formato 130x170 mm, Euro 15 – Collana “Egeria” [26].

In copertina: Fotogramma finale del «corto» di P.P. Pasolini, Che cosa sono le nuvole?; in quarta: P.P. Pasolini nel ruolo di un allievo di Giotto nel film Il Decameron del 1971.

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Un romanzo che “non comincia” e – si potrebbe aggiungere – che non finisce. Un romanzo che non è un romanzo. Un saggio, o più saggi, che non si compongono per un esubero di dati che non si sanno o non si vogliono disciplinare. Sentieri continuamente interrotti, trame che si sfibrano in frammenti erratici, lasciando spazio qua e là a scene potenti: quadri di strabiliante vividezza, immagini che sembrano venire dalla pittura, dai maestri studiati da Pasolini alla scuola di Longhi. Protagonisti sdoppiati, moltiplicati, frantumati e inafferrabili. E personaggi tutti d’un pezzo come i giovani di vita delle borgate. Una biblioteca di classici selezionata con cura, tenuta sottotraccia e mai metabolizzata, né nell’ordine dei contenuti né in quello delle forme. Mai davvero immessa nelle vene della scrittura come invece erano state assorbite le tragedie e le commedie di Aristofane negli anni Sessanta. Come leggere questo immane ultimo sforzo di Pasolini che continua a provocare i lettori e a sollecitare gli studiosi? Sicuramente come summa e come archivio di materiali, di temi – il desiderio, eros, il potere, la caduta culturale – di forme, di registri e di toni a lungo praticati dall’autore e disponibili a nuovi ripensamenti. Forse anche come necessità di distacco dalla realtà, dalle esperienze correnti e dalle rappresentazioni convenzionali. Forse come epochè, nel senso di sospensione del giudizio, distanza critica e ricerca continua, una condizione filosofica ed esistenziale esplicitamente richiamata in Petrolio, senza rimandi a Enzo Paci, il maestro che, nei migliori anni di Pasolini, aveva ripreso il concetto da Husserl e lo aveva posto al centro del dibattito italiano e che qui riprende vita anche con la Prefazione di Jean Soldini, attenta, generosa, un saggio che completa su molti piani quello offerto dall’Autrice.



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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