|
Guerre e contrazioni degli spazi d’espressione accompagnano il nostro involontario produrre in rete, invisibilizzato alla stregua della materia. Lo smartphone ha una materialità tangibile, ma pure intangibile che si espande in molte direzioni. Tangibile e intangibile sono aspetti di una physis che è farsi di relazioni ed è composizione di queste ultime. Non c’è qualcosa che già non sia moltitudine di attività prima delle relazioni tra cose artificialmente ben separate. Così l’essere è divenire, non rimane gelosamente attaccato a se stesso. L’essere è “follia” del comune, contestazione del nichilismo del possedere e possedersi che finiscono.
Come scrive Claudia Baracchi nella sua prefazione: «le analisi sviluppate da Jean Soldini sono sorprendenti per profondità e al contempo sveltezza del gesto, sviluppate filosoficamente ma ampliate da una tessitura interdisciplinare di portata inusuale».
L’opera d’arte ci aiuta a entrare nel comune quando è incontro fisico la cui intensità è grazie alla capacità di darsi dell’essere determinato-indeterminato. Da esso rischiamo di ritrovarci immunizzati come da una malattia. È una minaccia per la democrazia in un tempo di ossessioni di determinatezza diverse da quelle della razza.
L’uomo, altamente indeterminato, è rimosso attraverso grossolane vie di tipo disciplinare (è il caso con Trump). È rimosso anche attraverso vie dalla faccia pulita, sotto il segno di un controllo crescente e devastante. Come «un artigiano, a partire da lunghissima esperienza», l’autore, «appronta visioni che non sono consolazioni, né tanto meno facili capziosità retoriche, ma invece bagliori di mondi altri, ipotesi di modi di vivere e convivere non così» (C. Baracchi).
|