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| Cat.n. 560 |
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Anna Beltrametti
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Albert Camus, Prometeo, la Grecia e il pensiero meridiano. Umanesimo o classicismo? Prefazione di Vincenzo Mazza: Lontano dal sole del Mediterraneo, un grido di dolore di Camus. Con un saggio di Carmelo Rifici: Seguire i classici abbandonando la strada maestra.
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ISBN 978–88–7588-449-9, 2026, pp. 112, formato 130x170 mm, Euro 13 – Collana “Egeria” [27]..
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In copertina: Jan Cossiers, Prometeo porta il fuoco, 1637, olio su tela, Museo del Prado, Madrid; Tiziano, Sisifo, 1548-1549, olio su tela, Museo del Prado, Madrid.
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indice - presentazione - autore - sintesi
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| € 13 |
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Il mito di Prometeo attraversa la cultura greca al centro di potenti riscritture che di volta in volta se ne appropriano, spesso modificando alcuni segmenti della sua vicenda, ma sempre mantenendo la struttura profonda e il senso ultimo delle sue azioni. Dall’epica arcaica di Esiodo ai tragici, da Platone del Protagora ai dialoghi di Luciano, Prometeo interpreta l’inesausta tensione tra amore per l’umanità e assalto al cielo, tra filantropia e rivolta contro il potere di Zeus. Creatore della stirpe umana dal fango, o benefattore dell’umanità con il dono del fuoco e delle arti, il Prometeo antico incarna l’ambigua contraddizione tra conquista e trasgressione, tra vantaggi dello sviluppo tecnico e speranze ingannevoli nel progresso. Con la stessa ambiguità (sua forza di attrazione), Prometeo ricompare nel pensiero moderno, da Goethe a Gide, da Kafka alle filosofie politiche e alla scienza del Novecento fino ad Oppenheimer, l’American Prometheus della fissione nucleare e della bomba atomica. Camus arriva a Prometeo nel 1946 attraverso Sisifo, attraverso la solitaria e ripetitiva resistenza dell’eroe dell’assurdo prediletto da Grenier. Lo sottrae all’irrisione di Gide e alla condanna di Grenier, ne fa la figura del riscatto collettivo. Insieme con Elena, figura della bellezza incontrata nel 1948, Prometeo è presenza vitale della luce e del miraggio mediterraneo, della misura, dell’umanesimo assoluto che sfugge alle ragioni della storia e al pensiero di Sartre. Ma la rimozione della storia non fa del Mediterraneo camusiano un museo estetizzante? Non lo blocca in una idealizzazione classicistica funzionale alla rivolta anti-europea e antisovietica che è la vera cifra di Camus, la sua grandezza e il suo limite nel duro dibattito parigino ai prodromi della guerra fredda? Il testo è arricchito dalla Prefazione di Vincenzo Mazza: Lontano dal sole del Mediterraneo, un grido di dolore di Camus, e dal saggio del regista Carmelo Rifici: Seguire i classici abbandonando la strada maestra.
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