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Introduzione
di
Salvatore A. Bravo
Costanzo Preve è filosofo che continua a sorprenderci. Egli vive nei testi filosofici, e ancor più, forse, negli articoli e nei brevi saggi che segnarono la sua Bestimmung. Una passione filosofica bruciante e razionale che ha attraversato e attraversa gli anni e i decenni della crisi del comunismo. Egli non si limitò a descrivere gli eventi, ma ne indagò i presupposti metafisici. La fine del “comunismo reale” fu causata dal collettivismo (capitalismo di Stato) a cui “l’operaio suddito” reagì rifugiandosi nella passiva partecipazione alle “liturgie del comunismo”. Il vuoto metafisico condusse a forme inedite di individualismo che erosero il comunismo fino a farlo precipitare in una crisi etica, politica, ed economica irreversibile. Ora che siamo nel “capitalismo assoluto”, la storia appare inchiodata in una tragedia che sembra non voler trascorrere.
Dinanzi al vuoto che avanza nella forma del “nichilistico” storicismo, Costanzo Preve si erse a filosofo che affronta la tempesta. Il suo sapere, mai raccogliticcio, ma sempre sostenuto dall’inquietudine della ricerca ha incarnato l’ideale filosofico. Il filosofo non deve solo porre domande, non deve solo contestualizzare “le verità” con la deduzione sociale delle categorie, il filosofo ha il compito di fondare la verità dialogica, sempre positivamente approssimativa, con la quale risolvere le contraddizioni del proprio tempo storico. Egli non fu un eroe o un martire della filosofia, malgrado la solitudine in cui, sostanzialmente, scelse di vivere. Solitudine è qui da intendersi nel significato di “autonomia”. Egli fu un filosofo in un tempo di “mediocri imitatori” della postura filosofica.
La filosofia non è la meretrice che si piazza sul mercato del relativismo pronta a prendere la forma delle richieste dei “padroni-predoni della parola”. È ricerca, con essa si concettualizza la realtà storica, consapevole del lungo lavoro necessario per concettualizzare la posizione ideologica, in cui è storicamente invischiata per innalzarsi verso la filosofia/verità. Non è un “folle volo” verso l’Iperuranio, ma essa genera nell’immanenza storica. Negli articoli di Costanzo Preve la filosofia si raffronta e confronta con la storia e con i suoi eventi. Leggerli è esperienza storica e filosofica, poiché si tocca la potenza di un periodo storico che ribolle fino ad evaporare nel “politically correct e nella menzogna conosciuta”.
Costanzo Preve non tacque dinanzi al politicamente corretto che prendeva forma con la sua forza censoria. Accostarsi, dunque, ai suoi articoli è una forma di pellegrinaggio filosofico che esige il riorientamento gestaltico, mentre si attraversa un’epoca di passaggio e di disincanto. La caduta della “promessa comunista” vive nei suoi articoli. Da filosofo ne analizza le cause metafisiche e storiche, come detto, ed indica con il suo periodare scandito dalla forza del concetto i pericoli della cialtroneria delle facili soluzioni e delle fughe in avanti nelle quali la progettualità si inabissa nel vuoto senza speranza. Bloch e Lukàcs sono sullo sfondo e sono riferimenti con cui il filosofo si confronta, ma anche Spinoza ha la sua rilevanza. Spinoza non è il filosofo della necessità ma della libertà. Non si nasce liberi, anzi si nasce e si cresce in una condizione di necessità, ma il logos è capace di ricostruire in modo olistico i processi di condizionamento e alienazione, per emanciparsi da essi. Il comunismo è in questo processo nel quale ci si salva e libera in modo corale con la forza politica della “parola consapevole e veritativa”. Il determinismo e il soggettivismo sono oltrepassati mediante la categoria di possibilità oggettiva. La storia non è scritta secondo le leggi ferree delle scienze esatte, ma essa è un campo di possibilità da conquistare e da ripensare. Questo è il compito dei comunisti che rinunciano alle sicurezze del materialismo dialettico per aprirsi al nuovo e alla vita. Solo in quest’ottica dobbiamo leggere gli articoli che attraversano sapientemente il confronto con l’operaismo, il sessantotto, la Cina con il suo problematico comunismo, la scuola italiana con le sue riforme conservatrici, la religione e il mondo accademico nel quale la filosofia muore per lasciare spazio al più bieco relativismo al limite del meritriceo. Da marxista eterodosso Costanzo Preve si schiera, da non credente, in difesa di Ratzinger, oggetto di censure e irrazionali critiche dei tarantolati del laicismo. La libertà umanizza, e la libertà prima è la parola, la quale è terra d’incontro che lavora per neutralizzare pregiudizi e posizioni ossificate. Non mancano espliciti e profondi riferimenti alla questione di genere. Non ci sono due generi, il genere maschile e il genere femminile, perché il genere è unico: l’umanità, e i due sessi sono complementari. La guerra tra i generi a cui assistiamo a più di dieci anni dalla morte del nostro serve solo a sollecitare la guerra orizzontale per lasciare inalterati i rapporti di forza. Costanzo Preve aveva compreso l’abile manovra e prese le distanze da un certo femminismo borghese. Particolarmente interessante risulta essere la “simpatia” di Costanzo Preve per Oriana Fallaci, la quale svela con il suo “odio puro” l’ipocrisia del “politicamente corretto” che accetta solo opinioni omologate e in nome della libertà e del progresso è disponibile “a bruciare i dissenzienti” col fuoco della “gogna mediatica”. «L’odiatrice acquattata in un alloggio di Manhattan, che odia in modo tanto puro», come egli la connota magnificamente, ha svelato le due qualità che caratterizzano il mondo della saggistica portandole all’ennesima potenza: «La paranoia e la libera stupidaggine». Ed ancora il pericolo del fascismo in assenza di fascismo è, anch’esso, funzionale a mascherare le contraddizioni del sistema con falsi problemi.
La critica in questo viaggio per articoli nella storia vissuta e resa concetto non è mai fine a se stessa, ma è il percorso che condurrà all’Ontologia dell’essere sociale e alla fondazione metafisica del comunitarismo / comunismo. Quest’ultimo è “il comunismo democratico e partecipato” reso possibile dal superamento del relativismo crematistico e dello storicismo nichilistico. “La bussola si è rotta” e dunque dinanzi al “crudo vero” della sinistra postcomunista e della destra postfascista, ormai indistinguibili, il filosofo diverge da percorsi ormai consumati dal tempo e dalle disillusioni per riorientarci verso una sintesi proficua, capace di discernere le esperienze storiche e di formulare con indomito coraggio il comunismo del tempo futuro, che conserva la sua identità anticrematistica e democratica senza temere lo Stato. Destra e sinistra sono entrambe logorate dall’economicismo atlantista e guerrafondaio, e a tale realtà non si deve reagire, ma su di essa si deve agire ripensando in modo libero il comunismo. La libertà è conquista, essa comporta l’oltrepassamento della fase citatologica per osare il “nuovo”. La filosofia risemantizza il passato, essa non mummifica filosofi e concetti, ma si apre ad essi dialetticamente, questa è la differenza tra gli accademici, i nuovi oratores, e la filosofia. Nelle istituzioni accademiche regna la citatologia che consente l’aggiramento della concretezza storica con l’astrazione colta. Il pensiero di Marx è un classico della filosofia, pertanto non dev’essere sacralizzato, ma risemantizzato e bisogna esplorare possibilità non sufficientemente pensate insite nella filosofia marxiana e, di conseguenza, bisogna porre riparo alle falle metafisiche di Marx con Hegel e Aristotele. La libertà con cui Costanzo Preve si approssima a Marx gli fa scorgere ciò che molti non hanno voluto / potuto vedere, perché prigionieri della tradizione marxista sclerotizzata nei suoi dogmi, ovvero Marx fu l’ultimo dei grandi idealisti. Un idealista inconsapevole, e lo fu poiché pose al centro la prassi e la trasformazione delle contraddizioni storiche e sociali. Il congedo dai miti del marxismo e, in particolare, della missione teleologica del proletariato come classe universale comporta una manovra teorica che riporta il comunismo nella realtà storica per rifondarlo.
La teleologia marxista ha condotto ad una narcosi del pensiero e della consapevolezza, essa ha deresponsabilizzato e ha prosciugato la generatività concettuale del comunismo. Nei suoi articoli Costanzo Preve invita il lettore a osare il “nuovo”, senza rigettare la storia del comunismo. Tale lavoro dello spirito è faticoso, ma non vi è alternativa, poiché continuare a perseguire il “sogno” porta alla perenne sconfitta e alla distopia. La rifondazione metafisica del comunitarismo / comunismo è dunque progettualità forte, in quanto la definizione dialogica della verità / natura umana comporta il giudizio sulla totalità del sistema, e ciò è possibile solo se si ha la chiarezza della «definizione di natura umana».
La filosofia è prassi, ma quest’ultima necessita di fondazione teoretica per progettare l’esodo dall’economicismo e dal laicismo. L’economicismo riduce ogni esperienza alla sola categoria della quantità, mentre il laicismo abbatte ogni limite etico in nome della morte della verità e, in tal modo consegna l’umanità al tritacarne del mercato. La “volgarità di Umberto Eco”, ornamento e specchio di un sistema di consenso liquido, è parte di un modo di essere e di esserci degli intellettuali di regime, che praticano l’adattamento e il narcisismo e sono divenuti “incapaci di pensare”. La sinistra è la sovrastruttura che con il suo laicismo legittima l’economicismo della destra. L’analisi non può che essere radicale: essa smaschera la critica addomesticata e ne denuncia le spinte conservatrici. Il progresso laicista è nell’economicismo e nel consumismo, entrambi benedetti dalla cultura di sinistra, la quale ha abbandonato la verità per il relativismo dei desideri illimitati. E il mercato ringrazia per tale postura. La «sinistra della sola critica» è per Costanzo Preve una contraddizione in termini, poiché non si può essere critici e al contempo restare confinati all’interno dell’orizzonte del liberismo. Essere critici significa superare le contrapposizioni destra-sinistra, ormai lontane dall’esperienza storica, per riorientarsi nella prassi.
Il percorso filosofico che si dipana tra gli urti dialettici della storia condurrà al Preve più sistematico delle ultime opere, in cui la verità non è un confine sul quale si alzano muri ideologici nel timore della contaminazione: il perimetro della verità è parola che si fa incontro e che si trasforma in logos. La verità filosofica è porosa, in quanto è apertura alla dialettica della parola che rifugge i dogmi e il conformismo adattivo per cercare la parola che si fa incontro / scontro da cui gemmano i concetti. Lo stile tagliente e mai inutilmente polemico negli articoli non è ricerca dello scontro fine a se stesso: in Costanzo Preve tale urto diventa postura di confronto, con il fine di misurare e di martellare le argomentazioni senza mai scadere (più che cadere) in chiusure e in forme di misticismo irrazionale. Il filosofo torinese aderì a Dp, ma egli fu sempre per un partito che uscisse dall’isolamento per confrontarsi con gli altri partiti, al fine di individuare linee comuni su cui fondare una comune progettualità politica. La politica è pratica filosofica, non può limitarsi alla critica querula e sterile, essa deve, secondo la lezione di Platone, compiere la sua anabasi e la sua catabasi. Un filosofo, e Costanzo Preve incarnò pienamente tale figura, non deve limitarsi all’elaborazione teoretica (anabasi), ma deve scendere (catabasi) nella realtà sociale e partecipare alla vita della comunità, conservando il rigore dell’autonomia morale e teoretica. In una realtà di intellettuali disponibili alla chiacchiera colta e al compromesso perenne, egli fu un epigono in grado di riallacciare il presente e il futuro alla nobile tradizione greca. Fu l’ultimo dei Greci? I suoi articoli sono logos vivente: essi ci accompagnano, dopo la tempesta del nichilismo, a riprendere il “sentiero interrotto della buona politica”. Per l’esodo dal “pendolarismo politico”, come ebbe a definirlo Costanzo Preve, è necessario nuotare controcorrente e ascoltare gli errori e gli urti di un mondo che ha perso la sua capacità progettuale per aggrovigliarsi sulle facili scelte alla ricerca degli applausi. Rinunciare al facile consenso è la via difficile, porta stretta che conduce alla libertà e alla verità razionale, ed egli ha testimoniato che questo è possibile.
Egli è stato uno scandalo, ovvero propriamente l’ostacolo (scàndalon) in cui il sistema è inciampato. Il potere accademico e mediatico lo censurò con l’anonimato, ma egli fu incurante di tali manovre e fu sempre convinto che la verità fende gli strati di menzogne e le barriere difensive e offensive delle oligarchie. Traspare nei suoi articoli non un pessimismo paralizzante, ma un ottimismo impegnato. La verità è parte strutturale della natura umana, essa si storicizza e si svela nella storia, ma gli esseri umani alla fine, dopo il traviamento, scelgono e vogliono la verità. Le sue parole sono un balsamo e un’iniezione di fiducia in un tempo di calcoli, raggiri e di comodi opportunismi:
Sconfitti insieme nel passato prossimo, potremo vincere insieme facendo tesoro degli errori fatti, molti dei quali erano pressoché inevitabili, dato che ogni generazione è costretta a ripetere errori già commessi in passato, che non fanno parte però del suo “vissuto” concreto. I ventenni di oggi e di domani dovranno comunque costruirsi le loro pratiche di massa e le loro corrispondenti forme ideologiche, senza doversi sorbire le lagne e la falsa saggezza cinica e disincantata dei reduci. Il bilancio storico degli anni Sessanta e Settanta appartiene invece integralmente a noi, trentenni e quarantenni. Il fatto che stiamo cominciando collettivamente a farlo, è per me motivo di gioia e di sollievo, ed ancor più di moderato, razionale ottimismo per il futuro.
Negli articoli si rivela non solo l’uomo e il filosofo, ma uno “stile di vita” che dimostra quanto il filosofare non è una postura o un mezzo di affermazione narcisistico, ma è testimonianza viva del pensare, e tale realtà nessun potere o sistema potrà rimuoverla, poiché è parte della natura umana. L’umanesimo in Costanzo Preve si tinge di “materialismo storico impegnato” e testimonia la nobiltà etica dell’umanità tutta.
Il lettore incontrerà il punto d’osservazione dell’uomo e del filosofo, nelle varie tematiche scandagliate dagli articoli, auspicabilmente per giungere a una diversa consapevolezza del proprio tempo e a una disponibilità all’impegno sociale non remunerato. Nelle parole del filosofo c’è un mondo che ci viene incontro e con cui possiamo cominciare un nostro cammino verso la maieutica. La realtà, per diventare razionale, non può che dialettizzare se stessa per oggettivarsi nel concetto, per cui il lettore che si avventura negli articoli troverà innumerevoli radure e campi aperti grazie a cui ritrovare il fuoco generativo della verità e della critica progettuale. Il futuro è insondabile e imprevedibile, per fortuna, pertanto esso necessita dell’impegno piccolo e grande di ciascuno di noi, ed è questo il messaggio sostanziale che Costanzo Preve incarnò con la sua “passione durevole”. Al pessimismo fatalista e complice bisogna sostituire un “moderato ottimismo”, e lavorare per le contingenze storiche favorevoli al ribaltamento dialettico. La storia non è scritta nei fondi di caffè, ma attende il nostro impegno e la nostra passione razionale. Gli articoli qui sapientemente raccolti con certosina pazienza con la collaborazione preziosissima di Angelo Magliocco sono un invito a defatalizzare il presente, per avviarci, ora e senza rimandare, verso l’emancipazione comunitaria e libertaria. Essi sono un “antidepressivo filosofico”, dinanzi ad un presente che sembra scivolare verso l’abisso del “non senso”. Il malessere esistenziale necessita di parole e di progettualità, e tutto questo vive negli articoli raccolti. Con essi ci si confronta senza inutili adulazioni sacrali del filosofo: Costanzo Preve, difatti, non voleva questo e avrebbe riso di ciò con una omerica risata.
Pertanto, vanno letti da persone libere, e pronte a un fitto dialogo con il filosofo, per riaprire i “sigilli della storia”.
Qual è dunque il senso della raccolta degli articoli di Costanzo Preve? Le ragioni sono plurali e tutte conducono al confronto dialettico e critico con la sua opera teoretica. In primis si deve rilevare che gli articoli sono dispersi in un numero notevole di riviste online e, in parte, cartacee. Un buon numero di articoli lo si riscontra e rileva nelle riviste online, come detto, pertanto la possibilità che essi possano inabissarsi tra i marosi del digitale non è da escludere. Questa raccolta vorrebbe sistematizzarli e salvarli dall’oblio digitale. In secundis si è posta in atto un’operazione stratigrafica di ricostruzione per “temi e problemi” dell’evoluzione teoretica del filosofo torinese. Anche in questo caso siamo dinanzi ad una mole di articoli e di opere che il tempo potrebbe oscurare. Gli articoli qui raccolti e di cui si è ricostruita la fonte, fin dove è stato possibile, sono parte di una scavo teoretico e archeologico. Gli articoli e i brevi saggi ricostruiscono l’itinerario complesso e di consapevolezza dell’uomo e del filosofo, per cui attraverso di essi si può assistere in modo “virtualmente diretto” al riposizionamento di Costanzo Preve rispetto al marxismo fino al superamento dell’opposizione delle categorie politiche di “destra” e “sinistra”. A tale scopo i curatori hanno scelto di inserire nella raccolta anche gli articoli incompleti: essi sono e permangono testimonianza viva dell’itinerario teoretico del filosofo. Il testo è rivolto a coloro che vogliono conoscere Costanzo Preve, al di là della saggistica più nota e agli studiosi che necessitano di una visione olistica dell’opera per comprenderla nelle sue strutture portanti. Gli articoli, inoltre, favoriscono la lettura delle opere più note e conosciute di Costanzo Preve, sono fari che ne facilitano la decodifica e la contestualizzazione storica. Sono, dunque sistematizzati, in questo faticoso lavoro, articoli e interventi che ci permettono di tenere il passo col pensiero di un filosofo del nostro tempo. Al fine di rendere la lettura più agevole gli articoli sono stati ordinati secondo nuclei tematici, in tal modo il lettore potrà orientarsi all’interno dei campi di ricerca dell’opera del filosofo. Molti si pregiano del titolo di “filosofo”, ma lui lo fu davvero per l’autonomia e per il coraggio di stupirci con le sue deviazioni dal “politicamente corretto”.
Si evidenzia, inoltre, che al fine di rendere la lettura più scorrevole, sono stati corretti i refusi (pur pubblicati dagli editori nelle versioni definitive cartacee e digitali) e si sono uniformati i nomi stranieri alla traslitterazione ordinariamente adottata (in specie dal russo e dal cinese). La disomogeneità delle fonti (Web, PDF, file di testo o word-processing, riviste in forma cartacea) ha reso il lavoro di ricostruzione non semplice e non agevole. In particolare, si è tenuta naturalmente in debito conto la necessità di rendere un formato finale uniforme per la totalità degli articoli, per quanto eterogenei gli originali per forma ed edizione, e per quella parte di essi disponibili unicamente in formato cartaceo, stante un riconoscimento ottico non sempre in grado di generare testo leggibile, si è proceduto a una trascrizione diretta.
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