Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Nicola Marchi

I treni di Pistoia. Le ferrovie pistoiesi dal Granducato all’Unità d’Italia.

ISBN 88-88172-33-5, 2003, pp. 112, formato 140x210 mm., € 12,00.

In copertina: Paolo Tesi, Locomotiva, 2003

indice - presentazione - autore - sintesi

12,00

Sintesi

Questa ricerca vuole essere prima di tutto un gesto d’affetto nei confronti della città. Pistoia visse con composto protagonismo l’epoca degli sconvolgimenti risorgimentali che sancirono una nuova identità politica e sociale del paese, raggiunta con l’apporto fondamentale delle reti ferroviarie.
Uno studio che rappresenta anche un viaggio nella storia, iniziato da molti anni e che adesso sosta a Pistoia.
Nel XIX secolo, con l’introduzione delle strade ferrate si realizzava, per tutte le classi sociali, la possibilità di ampliare le prospettive delle esperienze di vita. Per alcuni, oggi, lo studio di quelle linee rappresenta un modo per spingere oltre il limite dell’intimo desiderio di conoscenza.
Per potere evocativo, le storie delle vecchie strade ferrate possono essere assimilate a certi racconti fantastici ascoltati con stupore dalla voce dei nonni durante l’infanzia; in esse si ravvisano le stesse capacità di incuriosire e di generare la primigenia ed inestinguibile esperienza umana di viaggio: quella dell’immaginazione.

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