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Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno una cicogna? - K. BLIXEN
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Cat.n. 551

Andrea Pesce

Pensieri inquieti sul mondo. Gigantomachie e svilimento umano nell’epoca del Tecnocapitalismo.

ISBN 978-88-7588-453-6, 2026, pp. 96, formato 130x200 mm., Euro 13 – Collana “Divergenze” [97].

In copertina: Gustav Klimt, Filosofia, opera allegorica creata tra il 1899 e il 1907, destinata alla volta dell’Università di Vienna. Il dipinto originale è andato distrutto in un incendio nel 1945.

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I “pensieri inquieti” presenti in questo breve saggio, intendono richiamare l’attenzione del lettore sul fatto che il nostro tempo storico è ancora criticabile concettualmente, che il capitalismo assolutizzato che si autocelebra nel capitalspettacolo televisivo e nell’ipnosi collettiva di internet, non è immodificabile, non è eterno e, soprattutto, non è Dio. Esso è una creazione umana, con­traddittoria, instabile, coercitiva e violenta contro l’uomo stesso. Il capitalismo, al pari del monoteismo religioso, non tollera critiche, intralci e derive nel suo propagarsi globale ma, anche se occultato dal pensiero unico che rende tabù ogni riflessione alternativa, ad un certo punto, dovrà fare i conti ancora una volta col suo creatore, ovvero quell’umanità (intesa come totalità autocosciente della storia), con la quale è indissolubilmente legato e che non potrà sopportare ancora a lungo questa progressiva nullificazione posta in essere dalla forma merce. Il capitalismo non potrà sopravvivere senza l’uomo che lo ha generato; la speranza contenuta in questo saggio è che l’uomo può riacquistare consapevolezza che egli può vivere benissimo senza capitalismo e che tutto ciò possa realizzarsi in tempi non troppo distanti da quelli odierni. In alternativa, non sarà “il capitalismo ad avere i secoli contati”, ma sarà l’uomo a non aver più conto di se stesso.



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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