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Costanzo Preve ha smesso di camminare tra noi, ma le sue idee continuano a interrogare il presente, ad essere oggetto di discussione e interesse. Muovendo da un confronto serrato con lo spettro mai sopito del «marxista eretico», il libro ne rievoca l’eredità mettendo al centro la critica che questi ha rivolto all’intera tradizione del «comunismo storico novecentesco», mantenendo la distinzione di metodo tra filosofia e ideologia.
La riflessione si estende alla tendenza antiumanistica della filosofia moderna, al fine di ricostruire, per sommi capi, una genealogia del nichilismo quale condizione ontologica della contemporaneità. Proprio la comprensione filosofica del presente conduce l’autore a tracciare una diagnosi che individua i principali ostacoli alla realizzazione della buona vita comunitaria in tre determinazioni: il «grande centro» liberale sul piano politico, il capitalismo sul piano strutturale e il postmodernismo sul piano sovrastrutturale. Raccogliendone i preziosi strumenti, l’autore rimarca il proprio debito nei confronti dell’«inattuale» valenzano.
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